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Perché in Kenya le mucche stanno sfrattando i leoni dalle praterie

di webmaster | Gen 22, 2026 | Tecnologia


I leoni del Kenya sono una storia di successo nel campo della conservazione della natura. Nel corso del secolo scorso la popolazione locale, che in precedenza contava decine di migliaia di esemplari, si era ridotta al punto da lasciar temere la scomparsa definitiva di questi felini dalla savana keniota. Un importante sforzo di conservazione negli ultimi 15 anni ha ribaltato la situazione, aumentando del 25% il numero di esemplari selvatici che abitano nel paese. Ma se oggi i leoni del Kenya non devono più temere i fucili dei cacciatori, c’è un nuovo nemico che potrebbe mettere a rischio gli sforzi di ripopolamento: le mandrie di mucche con cui condividono, sempre più spesso, il loro habitat.

A lanciare l’allarme è uno studio guidato dai ricercatori dell’università di Aarhus, in Danimarca, che ha mappato la diffusione dei leoni e delle mandrie di bovini domestici all’interno di sette “conservancies” della riserva faunistica del Masai Mara, aree protette in cui la fauna selvatica convive con le popolazioni indigene locali. Un modello di conservazione lanciato nell’ultimo decennio, che sulla carta dovrebbe integrare ecoturismo, pastoralismo tradizionale Masai, e protezione della fauna a rischio. Ma che, a detta degli autori dello studio, si rivela nella pratica meno efficace del previsto, a causa delle interazioni negative tra i grandi felini africani e le mandrie allevate dalle comunità locali.

Non che manchi l’attenzione per le esigenze dei leoni: in queste aree protette animali da allevamento e predatori convivono infatti abitando a turno la savana, con le mandrie che pascolano liberamente di giorno e vengono poi rinchiuse al sicuro la sera, quando i leoni diventano attivi e vanno a caccia di prede. In questo modo si riduce effettivamente, ed efficacemente, la predazione degli animali di interesse zootecnico da parte dei felini, e le conseguenti ritorsioni da parte dei pastori. Il problema però è che i leoni hanno imparato a conoscere, e temere, gli esseri umani e i loro animali. Al punto da disertare le aree in cui le mandrie hanno pascolato durante il giorno.

La ricerca ha analizzato per nove anni, tra il 2015 e il 2023, gli avvistamenti di grandi predatori e mandrie nelle sette aree protette, mettendo in luce gli effetti che hanno gli insediamenti umani e l’attività del bestiame sulla diffusione spaziale dei leoni. Confermando che dove si spingono gli animali da allevamento, i grandi felini tendono a sparire.

“Anche se i leoni e il bestiame non occupano le praterie nello stesso momento, i nostri dati mostrano che i leoni evitano le aree dove pascolano i bovini. È molto raro che le persone uccidano i leoni o li minaccino direttamente all’interno delle conservancy. Ciononostante, l’uso del territorio da parte dell’uomo ha creato delle aree in cui i leoni hanno paura di entrare”, spiega Niels Mogensen, dottorando dell’università di Aarhus che ha guidato la ricerca. “Questo fenomeno potrebbe spingere i leoni verso habitat inadatti, ridurre la loro capacità di riprodursi e costringerli a sconfinare nei territori di altri branchi. E al contempo, aumenta il rischio che i branchi si spostino troppo vicino ai villaggi, creando situazioni di pericolo per gli esseri umani”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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