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Perché la guerra in Medio Oriente rischia di diventare un bel problema anche per l’industria dei chip

di webmaster | Mar 9, 2026 | Tecnologia


La guerra in Iran, che si sta trasformando sempre di più in un conflitto regionale, rischia di avere un impatto anche sulla catena di fornitura globale di microchip, nel caso in cui il flusso di materiali industriali critici provenienti dal Medio Oriente dovesse subire uno stop.

A dichiararlo è stato Kim Young-bae, parlamentare del partito al governo in Corea del Sud. Quella di Kim è un’allerta particolarmente rilevante se si considera che il settore dei semiconduttori coreano, guidato da giganti come Samsung e Sk hynix, produce circa due terzi dei chip di memoria del mondo. Se le forniture di materiali in Medio Oriente venissero interrotte, la produzione di semiconduttori potrebbe rallentare, a meno di trovare rapidamente fonti alternative.

Il nodo dei materiali

Uno degli elementi a rischio è l’elio, che nella filiera produttiva dei chip è essenziale per gestire il calore, individuare eventuali perdite e mantenere stabili le temperature nelle apparecchiature. A rendere ancora più complicato il quadro è che per molte di queste applicazioni non esiste un vero e proprio sostituto.

Circa il 38% dell’elio mondiale è prodotto in Qatar, dove i grandi impianti di estrazione sono legati all’industria del gas naturale, un aspetto che spiega come gli sconvolgimenti in un comparto possano velocemente ripercuotersi sulla supply chain globale.

Il 4 marzo la compagnia petrolifera nazionale qatariota, QatarEnergy ha invocato lo stato di forza maggiore, dopo aver interrotto la produzione di gas e altre attività di trasformazione a fronte degli attacchi in corso.

Ma il ministero dell’Industria della Corea del Sud ha sottolineato che il paese dipende dal Medio Oriente anche per altri 14 materiali utilizzati per la fabbricazione di chip, come il bromo. Sebbene alcuni di questi possano essere reperiti internamente o da altri mercati, cambiare fornitore nell’industria dei semiconduttori è particolarmente difficile: per soddisfare i rigorosi standard di purezza, i produttori devono infatti testare e approvare ogni nuova fonte di approvvigionamento.

Le aziende nel settore affermano che per il momento la situazione è gestibile. Come riportato da Reuters, Sk hynix ha precisato di aver diversificato le catene di approvvigionamento e di aver scorte di elio sufficienti, aggiungendo che non c’è “quasi nessuna possibilità” che le sue operazioni vengano influenzate nel breve termine dalla guerra in Medio Oriente.

Anche la taiwanese Tsmc, il più grande produttore di chip al mondo, ha dichiarato di non prevedere un impatto significativo, mentre GlobalFoundries ha spiegato di essere in contatto diretto con i fornitori e di avere piani per limitare eventuali danni.

Hormuz, costo dell’energia e AI

Anche se la produzione di gas del Qatar dovesse ripartire, l’industria rimarrebbe comunque vulnerabile ai blocchi delle rotte regionali dei trasporti. Gran parte delle esportazioni mondiali di energia e prodotti petrolchimici dal Golfo persico passano attraverso lo Stretto di Hormuz, un imprescindibile collo di bottiglia marittimo.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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