L’attuale hype sull’AI è sostenuto dall’idea che diventerà una tecnologia enormemente redditizia. Al momento, però, non è così, e i suoi produttori sono costretti ad aumentare i ricavi per mantenere soddisfatti gli investitori. Secondo le ultime proiezioni, OpenAI brucerà circa 115 miliardi di dollari entro il 2029. Come già evidenziato da Bain & Co nel suo sesto rapporto annuale globale sulla tecnologia, con il modello attuale l’AI non sarà in grado di generare ricavi sufficienti a sostenere la potenza di calcolo necessaria per svilupparla. Diversi addetti ai lavori si chiedono infatti come farà il business degli LLM a trovare i soldi per sopravvivere.
La risposta sta diventando chiara, ed è “con la pubblicità”. Non a caso, il CFO dell’azienda Sarah Friar aveva già annunciato che nonostante i 20 miliardi di dollari di fatturato registrati nel 2025, il produttore di ChatGPT inizierà a mostrare pubblicità agli utenti per generare maggiori entrate. In poche parole, gli abbonamenti non sono in grado di sopperire ai costi. La pubblicità è l’unica possibilità rimasta per limitare le perdite di aziende che stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nella costruzione dei propri data center e, nel caso di OpenAI, anche dei propri chip.
La pubblicità come panacea
Una dopo l’altra, le principali aziende di AI stanno virando verso una soluzione già adottata in passato da altre imprese — tra cui alcuni tra i maggiori produttori di LLM: Facebook e Google. La dinamica è più o meno la stessa: prima ottieni un numero enorme di utenti, poi raccogli i loro dati e infine vendi pubblicità. Questa viene presentata come un’opportunità per inserzionisti e brand, che hanno visto il traffico verso i propri siti web crollare con l’avvento di chatbot come ChatGPT, Gemini, Claude e Grok.
La pubblicità è una panacea per le industrie con un’alta quantità di dati che normalmente cercano di generare profitto dopo aver fidelizzato gli utenti. Era solo questione di tempo. Se i soldi non arrivano dagli user, allora arriveranno dagli inserzionisti. Il mese scorso, Google ha annunciato nuove tecnologie e strumenti per consentire ai retailer di avere successo in un’era di shopping “agentico: “Oggi lanciamo lo Universal Commerce Protocol (UCP), un nuovo standard aperto per il commercio agentico che funziona lungo tutto il percorso di acquisto — dalla scoperta e dall’acquisto fino all’assistenza post-vendita”.
Non è una novità: lo stavano testando dal 2024 e la funzionalità AI era già disponibile nella dashboard pubblicitaria PMax dal 2025. È così evidente che tutto questo stia già accadendo che Anthropic ha persino lanciato al Super Bowl una campagna pubblicitaria sul tema. Lo slogan della campagna è “La pubblicità sta arrivando nell’IA. Ma non in Claude.”


