Immaginate che Schwarzenegger e gli altri soldati di Predator fossero braccati, al posto che da un bellicoso alieno rasta, da un’enorme macchina da guerra che sembra un incrocio tra l’ED-209 di Robocop, il Recognizer di Tron e il massiccio Deathbringer di Horizon Zero Dawn: ecco War Machine, l’action di guerra fantascientifico che spopola su Netflix e da una decina di giorni non schioda dalle vette della Top Ten dei film più visti dello streamer. L’equivalente di uno straight to video del nuovo Millennio, con una trama elementare e un protagonista dal pedigree televisivo, l’ultimo lavoro del Patrick Hughes di I mercenari 3 – The Expendables è un successone e la causa è una formula efficace e furbacchiona, in pratica l’evoluzione della ricetta di The Asylum (la casa di produzione specializzata in horror di serie B e dei rip-off hollywoodiani). Ma facciamo un passo indietro.
In Afghanistan, un sergente pluridecorato con una laurea in ingegneria meccanica raggiunge il fratello in missione. Finisce malissimo, il fratello e tutti gli altri del plotone saltano per aria, attaccati dai talebani, proprio un attimo dopo che i due si sono giurati l’un l’altro di diventare Army Rangers insieme. Passano un paio di anni, e malandato fisicamente e devastato dallo stress post traumatico, il sergente decide di perseguire quella carriera da solo, giusto in tempo per venire inviato in missione, con una manciata di commilitoni, nel luogo dove un enorme drone da guerra alieno è appena atterrato. In meno di due ore, la radura tra le montagne che ospita i soldati (plauso alle location, il film è girato tra Australia e Nuova Zelanda) su trasforma nell’equivalente della giungla di Predator, ovvero una trappola naturale. Il sergente e gli altri, tutti identificati solo con un numero, cercano di sfuggire all’arma di distruzione.



