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Perché le bioplastiche fanno fatica a emergere nonostante da anni si parli di economia circolare per il packaging

di webmaster | Feb 11, 2026 | Tecnologia


Sul mercato sono già presenti sperimentazioni con bioplastiche a base di funghi, alghe, cellulosa o altri materiali naturali, ma PeelPack si considera più sostenibile, soprattutto per le imprese. “Di fatto prendiamo i sottoprodotti delle loro linee di patate e le reintroduciamo nei loro supermercati come bioplastiche sostenibili aiutandoli a raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità, ridurre l’impronta ambientale e anche fare marketing”.

In questo modo le confezioni in bioplastica raggiungono un costo analogo a quelle in cartone e la transizione diventa più appetibile. Senza contare l’empasse normativo che rende tutti gli addetti ai lavori molto cauti. “Packaging and packaging waste regulation è il nuovo regolamento europeo che definirà in modo progressivo fino al 2050 gli obiettivi sull’uso e la riduzione della plastica negli imballaggi”.

Dal nodo normativo ai progetti pilota

La normativa sulla gestione della plastica monouso non prevede certezze. O meglio: la politica non ha chiarito il percorso da qui al 2050. Per questo motivo nell’industria nessuno vuole anticipare i tempi; inoltre le strategie cambiano da paese a paese.

L’Italia è messa bene, ma le bioplastiche rimangono una zona grigia, nel senso che le norme dicono che i biopolimeri sono comunque considerati plastiche. E quindi ogni stato membro è libero di decidere come utilizzarle in base alla propria catena di compostaggio. Lo scetticismo è dovuto soprattutto al fatto che non si conosce la roadmap del regolamento”, sottolinea l’ingegnere.

Un’altra complicazione è legata alle strategie delle multinazionali, poiché in alcuni paesi ci sono infrastrutture di compostaggio efficienti, mentre in altri molto meno. “L’impressione è che l’azione di lobbying europeo possa spingere le bioplastiche nei regolamenti, ma al momento c’è incertezza”.

Ecco quindi l’esigenza, secondo l’esperto, di una gestione della transizione morbida e poco traumatica. Strategia che secondo Bagnani si potrebbe attuare proprio grazie alla circolarità: “Abbiamo già prodotto più di una tonnellata e mezzo di vaschette con delle patate di grandi produttori svizzeri, italiani e polacchi, attivi nella fornitura alla grande distribuzione e alla ristorazione. Queste saranno impiegate con circa 20 aziende europee, di cui una dozzina in Italia, con cui stiamo avviando progetti pilota di industrializzazione”.

La logistica della circolarità

PeelPack si potrebbe definire un technology provider più che un venditore di vaschette. Sta brevettando il processo di lavorazione e registrando il marchio, ma in sostanza si candida a diventare uno degli attori della filiera del packaging. Da una parte come fornitore di materiale per produttori di vaschette oppure come partner della grande distribuzione. Senza peraltro entrare in competizione con i leader di mercato che realizzano bioplastiche soprattutto per i sacchettini biodegradabili presenti in tutti i supermercati.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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