Esplora il mondo della tecnologia e del lifestyle con Consigli Tech e Lifestyle di Flavio Perrone

Perché quella scena di Will in Stranger Things 5 mi ha fatto piangere di fronte al coraggio che ci vuole per essere se stessi

di webmaster | Dic 29, 2025 | Tecnologia


È proprio quel terrore che non ti abbandona mai, che ti fa esitare, che ti fa vivere con un dubbio costante. Spesso le persone interpretano il coming out come ostentazione o imposizione di sé, ma non vedono o immaginano quanto sia un parto travagliatissimo, un sommovimento in varie gradazioni bruciante e lancinante. Anche chi vive in modo molto aperto e pubblico il proprio orientamento – è il caso del sottoscritto, in qualche modo – avrà sempre una vocina pur microscopica che all’orecchio gli sussurrerà: sei sicuro? lo vuoi fare davvero? e dopo? D’altronde non esiste il o un coming out, i coming out sono innumerevoli e continui: in famiglia, con gli amici, al lavoro, quando prenoti una camera matrimoniale in un hotel, quando ti presenti in ospedale, quando vai in banca e così via. E ogni volta si ripropone la stessa esitazione, sia pur inconscia: il mondo cadrà, cambierà, mi inghiottirà.

Non posso parlare per tutte le persone gay del mondo, ma nel mio caso fare coming out è stata una prova piuttosto semplice rispetto alla reazione di chi ho avuto accanto, ma uno sforzo di fiducia e di coraggio immane rispetto a me stesso: è come se pronunciare pochissime parole obliterasse passato, presente e futuro, cambiasse agli occhi degli altri la fattezza stessa delle tue molecole, ti annientasse e riscrivesse a nuova identità, e tu di nuovo bambino dovessi affrontare il mondo con una pelle nuova, sottilissima, fragilissima, aspettandoti in qualche modo ferite e colpi e urti e affronti. Molto spesso non è così, anzi, quella pelle è una corteccia che si fa verde e fiorisce come mai prima, ma gli attimi della rivelazione sono una prova talvolta insuperabile, un salto nel vuoto, l’esito di un esame a cui nessuno dovrebbe mai sottoporti forzatamente.

Nella scena di Will c’è tra l’altro un dettaglio semantico che restituisce ulteriori potenza e realismo: Will non dice “Sono gay”, “Mi piacciono gli uomini”, ma dice “Non mi piacciono le ragazze”. Una negazione anche psicologicamente rivelatrice, ma necessaria: soprattutto le prime volte è difficile servire la verità in modo diretto, sintetico, abbiamo bisogno di fare grandissimi giri, parabole, viaggi, ci giriamo intorno perché quel tasto da toccare è carne viva, sanguinante, elettrica. Premerlo subito, direttamente, velocemente, pare letale, qualcosa che scuote tutti i nervi, che annichilisce, polverizza. In seguito, ovviamente, practice makes perfect e l’auspicio è che ognuno poi possa riuscire a dire “Sono gay” in modo sempre più forte, diretto, urlandolo al mondo, cantandolo al vento, usando quella frase come un manto bellissimo e splendente.



Fonte

Written By

Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

Related Posts

Impact-Site-Verification: c90fc852-aae7-4b2e-b737-f9de00223cb0