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Perché tra intelligenza artificiale e Costituzione italiana il conflitto si gioca sulla sovranità

di webmaster | Gen 22, 2026 | Tecnologia


L’intelligenza artificiale e la Costituzione italiana non entrano in conflitto perché la prima “sostituisce” l’uomo. Entra in conflitto con la Costituzione perché ridefinisce chi decide, come decide e con quali limiti. Se prendiamo sul serio l’Articolo 1 della Costituzione — “La sovranità appartiene al popolo” — dobbiamo riconoscere che l’IA non è semplicemente una tecnologia. È una nuova infrastruttura del potere. E come tutte le infrastrutture del potere, non è mai neutra.

Questo è il primo articolo di una serie che dedichiamo al rapporto tra l’intelligenza artificiale e la Costituzione italiana, nell’anno in cui si celebrano gli 80 anni della Repubblica. Subito dopo il referendum istituzionale, fu istituita l’Assemblea costituente, all’interno della quale fu nominata la commissione incaricata di progettare la carta costituzionale della neonata repubblica. E partiamo dall’inizio. Dall’articolo 1.

La sovranità popolare, nel disegno costituzionale del 1948, non coincide con l’onnipotenza della maggioranza. È, al contrario, un potere proceduralizzato: passa attraverso istituzioni, responsabilità, controlli, conflitto pubblico. È un potere che può essere esercitato solo se resta leggibile. Dove non c’è leggibilità, non c’è sovranità.

L’IA introduce esattamente l’opposto: decisioni formalmente razionali ma materialmente opache, prese dentro architetture tecniche che sfuggono alla logica della responsabilità democratica. Non sappiamo chi ha deciso, su quali basi, con quali alternative scartate. E soprattutto: non sappiamo chi risponde. Questo non è un problema etico. È un problema costituzionale. Si parla spesso di “disintermediazione” come se fosse un fenomeno economico o comunicativo. In realtà, l’IA produce una disintermediazione politica: salta i luoghi in cui la sovranità viene trasformata da principio astratto in decisione concreta.

Quando un sistema algoritmico orienta l’accesso alle informazioni, la distribuzione delle opportunità, la valutazione delle prestazioni o persino la previsione dei comportamenti, non sta semplicemente ottimizzando un processo. Sta sostituendo la mediazione costituzionale con una mediazione tecnica.

Il punto decisivo è questo: la Costituzione ammette mediazioni, ma solo se sono istituzionalizzate e contestabili. L’algoritmo, invece, media senza esporsi. Decide senza apparire. Incide senza rispondere. È qui che l’Articolo 1 diventa un’anomalia per l’IA contemporanea.

Il lavoro come punto di frizione costituzionale

Non a caso la sovranità, nella Costituzione italiana, è fondata sul lavoro. Non per ragioni produttivistiche, ma perché il lavoro è il luogo della partecipazione materiale alla vita della comunità politica. Un lavoro integralmente etero-diretto da sistemi automatizzati non è solo un problema occupazionale. È un problema di cittadinanza sostanziale. Un soggetto che non controlla le condizioni fondamentali della propria attività è un soggetto che fatica a esercitare, anche simbolicamente, la sovranità che la Costituzione gli attribuisce. L’IA che governa il lavoro senza trasparenza non impoverisce solo il lavoratore. Impoverisce la democrazia.

Parlare di “sovranità algoritmica” è utile, ma rischia di essere fuorviante. Il problema non è che l’IA diventi sovrana. Il problema è che il potere diventa efficace senza più essere costituzionalizzato. Non siamo di fronte a un nuovo Leviatano, ma a qualcosa di più insidioso: un potere che funziona perfettamente senza dichiararsi potere. Un potere che si presenta come tecnica, efficienza, neutralità, mentre ridefinisce silenziosamente le condizioni della decisione collettiva.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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