Perché un deputato ha fatto visita ai presunti assassini di Cerciello Rega in carcere


Ivan Scalfarotto del Pd è stato preso di mira perché si è recato a Regina Coeli. Anche parte del suo partito si è dissociato, ma le visite ai detenuti rientrano nelle prassi a garanzia dello stato di diritto

Ivan Scalfarotto (foto: Fabio Cimaglia / LaPresse )

Il 31 luglio Ivan Scalfarotto, un deputato del Partito democratico che ha ricoperto l’incarico di sottosegretario allo Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni, ha fatto sapere di aver fatto visita ai due ragazzi americani indagati per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, Elder Finnegan Lee (20 anni) e Christian Gabriel Natale Hjorth (19), nel carcere romano di Regina Coeli.

Non appena si è diffusa la notizia, il dem è stato coperto di critiche e anche molti epiteti da parte di esponenti della maggioranza – a partire dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che non si è lasciato scappare l’occasione per condividere un “pazzesco!” a corredo della notizia – e tanti semplici utenti.

Persino diversi esponenti del Partito democratico si sono dissociati dall’accaduto. Il leader Nicola Zingaretti ha tenuto a precisare che quella di Scalfarotto è stata un’iniziativa privata; la deputata Alessia Morani ha scritto di non essere “proprio” d’accordo; Carlo Calenda, di Siamo Europei, ha addirittura parlato di “vette di stupidità mai conquistate prima nella politica contemporanea”.

La versione di Scalfarotto

Il deputato dem ha detto ai giornalisti di essere andato in carcere perché voleva essere sicuro che i due giovani – di cui uno, , al centro della famigerata foto che lo ritraeva bendato durante l’interrogatorio – non fossero maltrattati. “Più che a visitare i due americani, sono venuto a trovare la Repubblica italiana, perché anche di fronte al crimine più efferato nessun detenuto deve essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti”, ha detto Scalfarotto, spiegando di aver interloquito con entrambi gli indagati.

Una prerogativa riconosciuta dalla legge

Non sta a noi dire se Scalfarotto abbia fatto la scelta giusta o sbagliata ed, eventualmente, sotto quale punto di vista. Una cosa va però ricordarla: i parlamentari possono fare visita ai detenuti, o a coloro che si trovano in custodia cautelare in carcere, senza bisogno di dover richiedere un’autorizzazione. Lo stabilisce l’articolo 67 della legge 354 del 26 luglio 1975 che estende questa prerogativa anche ad altre figure istituzionali come i membri del governo, del Consiglio superiore della magistratura, i consigliere regionali, i giudici della Corte Costituzionale, il presidente e il primo procuratore della Corte d’appello.

La ratio di questo diritto è specificato nella legge 230 del 2000 che all’articolo 117, comma 1, specifica che le visite “sono rivolte particolarmente alla verifica delle condizioni di vita degli stessi, compresi quelli in isolamento giudiziario” e “non è consentito fare osservazioni sulla vita dell’istituto in presenza di detenuti o internati, o trattare con imputati argomenti relativi al processo penale in corso”.

Fare visita ai detenuti, inoltre, esprime una garanzia costituzionale di rispetto delle norme dello stato di diritto. Il Partito radicale organizza da vari anni Ferragosto in carcere, un tour nei diversi istituti di pena, per valutare le condizioni dei detenuti e denunciare problemi comuni come il sovraffollamento e le cattive condizioni igienico sanitarie che rischiano di rendere inefficace lo sconto della pena e possono influire sulla recidiva: l’ultimo report dell’associazione Antigone sulle carceri italiane, pubblicato a maggio, rivelava che in poco meno del 20% delle prigioni italiane – già di per sé sovraffollate – non viene rispettato nemmeno il parametro minimo di 3 metri quadri di spazio per detenuto, configurando ciò che la Corte di Strasburgo definisce “trattamento inumano e degradante”.

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