Perché vedere Seinfeld, la sitcom seminale degli anni 90


A trent’anni dalla messa in onda della prima puntata in America, Seinfeld è ancora una delle sitcom più divertenti e importanti del panorama televisivo. Ecco perché vederla se ve la siete persa.

Il 5 luglio 1989 faceva il suo debutto negli Stati Uniti, sul canale in chiaro Nbc, una delle sitcom più celebri e seguite di sempre: Seinfeld. Quella che in Italia (dove venne trasmessa da Videomusic e poi da Tmc) è una serie tutto sommato poco popolare, oltreoceano è una vera e propria pietra miliare, tanto che lo show incentrato su un comico newyorkese e i suoi amici, inizialmente accolto tiepidamente dal pubblico, si concluse 172 episodi e nove anni dopo (il 14 maggio 1998) con un audience di 76 milioni di spettatori. La sitcom si ispirava alla vita dello stand-up comedian Jerry Seinfeld, nello specifico ne era una versione lievemente romanzata ambientata per lo più nell’appartamento di Manhattan del protagonista. Scritto dallo stesso Seinfeld e dal cinico comico Larry David (autore anche di Curb Your Enthusiasm), lo show seguiva l’esistenza quotidiana di Jerry e dei suoi amici George, Elaine e Cosmo. In quasi duecento puntate accade poco o nulla, eppure Seinfeld è una serie seminale assolutamente da recuperare. Ecco perché.

1. Una sitcom diversa

Uno dei motivi del successo di Seinfeld si basa sulla capacità degli autori di creare modi di dire e neologismi, per questo vi consigliamo di seguire lo show in lingua originale. Come Friends e How I Met Your Mother, altre sitcom diventate fenomeni popolarculturali, nei suoi episodi annovera motti e tormentoni poi entrati nell’uso comune. Uno di questi (anche se in realtà viene pronunciato solo una volta, è “no hugging, no learning”, ovvero “non ci si abbraccia e non si impara” è anche la linea editoriale dello show. Infatti i personaggi non evolvono mai né emotivamente né intellettualmente e non affrontano mai cambiamenti nella propria vita. Un approccio inedito per una serie che costituiva già un’eccezione tra le sitcom con il suo non essere a sfondo familiare.

2. Jerry & Co.

Seinfeld è un comico ossessivo compulsivo fissato coi germi; George un ometto calvo e insignificante, Cosmo un tipo assurdo e inconcludente. Incredibile ma vero, in Seinfeld i protagonisti sono tutti ordinari, fatui e a volte deprecabili. La serie è stata un’antesignana di quella rivoluzione che è andata contro la regola per la quale i protagonisti del piccolo schermo dovessero essere per forza eroi buoni, scegliendo piuttosto persone mediocri. Il motivo per cui all’inizio lo show fu un fallimento è proprio questo: Jerry e gli altri sono personaggi incapaci di atti rilevanti, non in grado di incamerare le esperienze per diventare più saggi e inetti nei confronti dell’espressione di sentimenti profondi.

Eppure, sono irresistibili, perché la loro quotidianità è quella con cui ci si confronta nella realtà su base quotidiana e le loro reazioni sono le nostre – vere e spesso meste – e non quelle eroiche e impavide che ci illudiamo di saper portare avanti come vediamo fare ai personaggi degli altri show.

3. La comicità del duo Seinfeld/David

Una coppia geniale di comici in grado di creare un tipo di ilarità basata sull’inconsistenza della quotidianità: Larry David e Jerry Seinfeld nella serie – il primo solo come autore, il secondo anche come interprete – basano le battute di Seinfeld su una sola regola: nessuna limitazione. A volte surreali, altre volte iper realistiche o puramente slapstick, sono scevre di profondità politica, esistenziale, filosofica o intellettuale e per questo, paradossalmente, abbracciano tutto. L’unico per capire – e apprezzare – ciò di cui parliamo è provare.

4. Julia Louis Dreyfus

Il ruolo che ha reso un’icona televisiva la comica americana Julia Louis-Dreyfus (vista in Saturday Night Live e poi protagonista di Veep nei panni di un vicepresidente degli Usa incapace) era quello di Elaine Benes, giovane donna intelligente, sveglia e tremendamente sfortunata sia in amore che nel lavoro.

Elaine è una figura esilarante, imperfetta e divertente per cui è facile tifare, una delle prime donne del piccolo schermo a esistere come personaggio (e basta) e non come personaggio femminile: è il membro di un gruppo di amici, tutti maschi, ma senza essere la “femmina” del gruppo. La vera parità dei sessi.

5. Le situazioni paradossali

Come accennato, i protagonisti, così come i personaggi secondari e le guest non vanno mai incontro e grossi sconvolgimenti emotivi nelle proprie esistenze. Non ci sono eventi fondamentali del percorso di ciascun individuo, la sitcom si concentra su quelle che sono le “quisquiglie” quotidiane come… gli psicodrammi per trovare parcheggio. Lo show è brillante nella sua cronaca dei piccoli eventi che capitano ogni giorno a chiunque ma è anche geniale nel suo approccio postmoderno e metanarrativo che permette ai protagonisti di incontrare i propri doppi nella realtà o ritrovarsi a proporre a un emittente pubblica una serie su… un comico e i suoi amici. Questi exploit di nonsense e assurdità ne fanno una serie imprevedibile e da vedere in un’estate di recuperi.

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