L’esordio domenicale del ciclo di conferenze ha permesso di definire il quadro degli invitati, provenienti per lo più da ambienti della finanza, accademici, qualche consigliere politico (anche del presidente della Camera, Lorenzo Fontana), qualche selezionatissimo direttore di giornale, come Daniele Capezzone, fino agli studenti dell’Università Pontificia Angelicum, inizialmente finita nel giro di indiscrezioni legate alla sede degli eventi.
La cronaca della seconda conferenza sull’Anticristo
La seconda giornata ha riservato poche novità per quanto riguarda il parterre degli “alunni”, ma c’è stata qualche frase pronunciata che ha rotto la consegna del silenzio totale imposto dagli organizzatori. Letture politiche e sistemiche, ma anche riflessioni più intime, teologiche e sociali. Le coordinate dell’appuntamento iniziano a circolare a metà mattinata tra i vicoli del centro di Roma: siamo dietro a via dei Coronari, per molti la più bella della Capitale, e doppiamente simbolica per la vicinanza con tutti i palazzi del potere e le sedi di partito. Quella di Fratelli d’Italia, per esempio, dista appena cinque minuti a piedi. Suggestivo, se si pensa che le opposizioni da giorni chiedono di sapere se nella visita di Thiel a Roma sia compreso anche un incontro di stampo governativo.
Del resto, è la settimana che porta al referendum sulla giustizia e le attività politiche sono sospese proprio per consentire le attività di campagna referendaria. Roma è sospesa, a metà tra l’oziosità dei turisti che passeggiano ignari e il “pellegrinaggio” degli ospiti verso Palazzo Taverna che si fanno largo tra cronisti e curiosi, sulle tracce di Thiel.
Tra i primi ad arrivare c’è Italo Bocchino, direttore del Secolo d’Italia, già nelle fila di Alleanza Nazionale e centrodestra, oggi assiduo opinionista televisivo. Peccato che, appena mezz’ora dopo, si riveda passare in auto, regalando un coup de theatre: “Io da Thiel? No, io abito qui, non ho partecipato alle conferenze, nemmeno ieri”. Il panico è palpabile tra i cronisti presenti: “Abbiamo già dato la notizia della sua presenza?”. Per fortuna no. Una battuta però Bocchino se la lascia scappare: “Cosa penso di Thiel? È un ospite, non posso certo parlar male di un ospite…”.
Molti arrivano in macchina, altri a piedi con al collo due tipi di badge, alcuni blu, altri rosso: non è dato sapere che differenza ci sia.
Politica, potere e Silicon Valley
Nessuno parla, tranne Guido Maria Brera, scrittore, presidente di BeWater (che controlla Chora Media e Will), che regala – finalmente – frasi preziose ai cronisti in attesa: la chiave è tutt’altro che mistica, è l’economia. La sua presenza, lascia intendere, è mossa più da una curiosità analitica che da una vicinanza ideologica. Fa riferimento a una teoria che affonda le radici nel pensiero di John Maynard Keynes: “Ho sempre criticato le sinistre italiane, ma anche le destre che hanno sottovalutato la Silicon Valley. Hanno scambiato diritti sociali con beni a basso costo e non hanno capito che il mondo andava verso un eccesso di iper-liberismo, con i forti sempre più forti e i deboli sempre più deboli”. Un giudizio che incrocia implicitamente anche il ruolo di figure come Thiel: non solo imprenditori, ma attori politici a tutti gli effetti, capaci di influenzare visioni del mondo e traiettorie di potere su scala globale.


