La parte interessante è che è un rapporto terribile. In qualunque altro caso saremmo portati a pensare che questa persona sia finita in un inferno, invece è proprio la recitazione di Melling, il modo in cui la sua mansueta gentilezza e timidezza si scontra con il burbero silenzio di Skarsgård a farci capire che nonostante lui desidererebbe una relazione più tenera, quelle dinamiche gli piacciono e molto. C’è un desiderio, un amore e un senso pieno di realizzazione personale nel suo sguardo che non sono comuni e raccontano un mondo, impedendo a qualsiasi spettatore senza pregiudizi di pensare di essere davanti a una relazione non consensuale. Anzi, questa è una liberazione.
Pillion tenta un’operazione molto ardita, si chiede dove si nasconda la componente romantica in una storia di sesso sadomaso, e lentamente (troppo lentamente) lungo il film una risposta la trova. Riesce infatti a mostrare come il mutismo burbero e dominatore nasconda insicurezze, e il mite sottomesso abbia qualcosa da dare a questa coppia che non sia solo il suo corpo e la sua devozione incrollabile. Lo capiamo in un finale quasi a sorpresa, più tenero del resto del film, quasi un regalo al protagonista.
I Wonder Pictures
Quello che semmai non funziona è come Pillion cerchi ogni tanto di essere anche più leggero, il racconto del mondo dei biker sadomaso (il personaggio interpretato da Skarsgård non è l’unico ad essersi fatto un amante sottomesso) e tutta la dimensione di racconto della quotidianità dei due. Ogni espediente di scrittura, cioè ciò che sta nella sceneggiatura, funziona pochissimo e il film si risolleva quando con un primo piano o con un gesto Harry Melling riesce a rimettere in carreggiata il bilanciamento sentimentale del film. Perché sembra che Melling sia l’unico ad aver capito che questa storia d’amore è interessante solo quando diventa la storia di una persona che tramite quell’amore scopre cosa desidera sul serio e quindi come vivere una vita più felice. Con o senza il suo amante.



