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Più tecnologia, meno smog. Ma alle città italiane servono politiche attive (come quelle di Bergamo e Trento)

di webmaster | Feb 12, 2026 | Tecnologia


Le città italiane alle prese con le nuove soglie europee per la qualità dell’aria

Quelli fotografati fin qui, però, sono i limiti in vigore oggi. In considerazione dell’enorme impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico, la direttiva europea sulla qualità dell’aria ne imporrà altri che entreranno in vigore a partire dal 2030. Saranno più severi, per avvicinarsi alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. E non è solo un dettaglio tecnico: secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente, nel solo 2023 il rispetto dei livelli indicati dall’Oms avrebbe potuto evitare nell’Unione europea circa 182mila decessi attribuibili all’esposizione al particolato fine, 63mila legati all’ozono e 34mila al biossido di azoto (NO2).

Per questo, a partire dal 2030 per il PM10 la media annuale passa a 20 µg/m³: nel 2025 più della metà delle città monitorate superava questa soglia, con Cremona addirittura a quota 31 µg/m³. Visto che il 2030 è dietro l’angolo, Legambiente elabora una proiezione sulle tendenze future e dice che alcune città (tra cui Bari, Bergamo, Bologna, Caserta, Firenze, Foggia, Roma, Trento) verosimilmente possono tornare in carreggiata entro la fine del decennio. Sarà più difficile per Cremona appunto, ma anche Lodi, Verona e Cagliari.

Per il PM2,5, invece, la media annuale raccomandata dall’Unione scende a 10 μg/mc. Ciò significa che entro la fine del decennio a Monza la concentrazione di particolato fine dovrebbe calare del 60%, a Cremona del 55%, a Rovigo del 53%. Nel complesso, sulle 93 città per cui il rapporto Mal’Aria di città dispone di questi dati, 68 (quasi tre su quattro) superano questo tetto. Per il biossido di azoto il limite annuale si dimezza, da 40 a 20 μg/mc. Se entrasse in vigore già oggi, 40 città su 105 la sforerebbero, a partire da Napoli (38 μg/mc), Torino e Palermo (33 μg/mc), Milano (32 μg/mc), Como e Catania (30 μg/mc).

Le tecnologie contro l’inquinamento atmosferico

L’evoluzione tecnologica ha sicuramente contribuito al miglioramento della qualità dell’aria nei centri urbani. Basti pensare ai motori delle auto più performanti e a basse emissioni o ai sistemi di riscaldamento domestico con caldaie, filtri e alimentazioni che sono passate dal gasolio al metano, al pellet o alle pompe di calore”, conferma a Wired Italia Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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