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Premier League contro la pirateria con il DMCA

di webmaster | Dic 31, 2025 | Sicurezza Online

La Premier League ha deciso di combattere la pirateria online con una strategia che sta facendo discutere: invece di affidarsi a sistemi automatici come il Piracy Shield adottato in Italia, ha scelto di usare il DMCA per chiedere a Cloudflare i dati dei siti che trasmettono partite illegalmente. È una mossa che punta a colpire direttamente gli operatori dei portali pirata, entrando nel merito dell’infrastruttura che li sostiene.

Perché la Premier League si rivolge a Cloudflare

Cloudflare è una piattaforma molto utilizzata dai siti web per protezione, CDN e anonimizzazione dell’origine del server. Molti portali dedicati allo streaming illegale la sfruttano proprio per nascondere la posizione reale dei propri server.

Utilizzando il DMCA, la Premier League può chiedere a Cloudflare:

  • Dati tecnici sui siti sospettati di pirateria
  • Informazioni sui proprietari o amministratori degli indirizzi
  • IP o dettagli necessari a identificare chi gestisce i flussi illeciti

Lo scopo è rendere più semplice l’azione legale contro chi pubblica e condivide contenuti sportivi senza diritti.

Cosa cambia rispetto al sistema italiano Piracy Shield

In Italia, il contrasto alla pirateria sportiva si basa principalmente su un sistema di blocco rapido dei flussi, chiamato Piracy Shield. Questo meccanismo consente di oscurare in tempi molto brevi i siti o gli indirizzi che trasmettono contenuti illegali.

La strategia della Premier League è diversa:

  • Non si concentra sul blocco immediato dei flussi
  • Punta invece a identificare gli operatori dei siti
  • Agisce attraverso richieste formali basate sulla normativa americana del DMCA
  • Non richiede l’intervento degli ISP tramite blocchi forzati

È un approccio più investigativo e meno automatizzato, con l’obiettivo di colpire l’infrastruttura e non solo l’accesso da parte degli utenti.

Perché il DMCA è così importante in queste situazioni

Il DMCA (Digital Millennium Copyright Act) permette ai detentori dei diritti di richiedere informazioni e rimozioni di contenuti protetti da copyright ospitati da piattaforme statunitensi o che si appoggiano a servizi con base negli Stati Uniti.

Questo consente alla Premier League di:

  • Agire anche su siti con server fuori dal Regno Unito
  • Imporre la rimozione di contenuti illegali
  • Ottenere informazioni che altrimenti resterebbero difficili da rintracciare

Cosa significa per gli utenti

Chi guarda partite in streaming pirata non è il primo obiettivo dell’azione della Premier League, ma è comunque coinvolto in alcune conseguenze:

  • Più siti illegali potrebbero sparire improvvisamente
  • I servizi pirata potrebbero diventare meno affidabili
  • L’accesso ai flussi potrebbe essere più instabile o limitato

Ricordiamo inoltre che lo streaming illegale, oltre a violare le norme sul copyright, può esporre a malware, phishing e truffe, perché i siti non verificati sono spesso pieni di pubblicità ingannevoli.

Conclusioni

La mossa della Premier League mostra come la lotta alla pirateria stia cambiando. Non solo blocchi e filtri, ma anche azioni mirate per risalire all’origine dei siti pirata. Vedremo se questo metodo sarà adottato anche da altre leghe sportive o se rimarrà una strategia parallela ai sistemi automatizzati come Piracy Shield. Per gli utenti, il consiglio resta lo stesso: preferire sempre piattaforme ufficiali, più sicure e affidabili.

Written By

Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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