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Si chiama Privacy Sandbox ed è un progetto pluriennale realizzato da Google in collaborazione con le community del web e delle app per sviluppare un set di tecnologie che facciano evolvere in modo sostanziale la privacy sul web, garantendo allo stesso tempo una rete più aperta e libera. Il progetto – che entra adesso nel vivo con le ultime fasi di sperimentazione – prevede l’eliminazione a partire della fine del 2024 dei cookies di terze parti. A raccontarci l’iniziativa è Hanne Tuomisto-Inch, Director Privacy Sandbox Partnerships EMEA di Google.

Che cos’è e perché è importante

“L’attitudine verso la privacy è cambiata e tutti gli utenti del web adesso si aspettano che l’esperienza online protegga la loro privacy”, ci spiega Tuomisto-Inch. Il sistema corrente di pubblicità e profilazione online, creato decine di anni fa e basato sui cookies di terze parti (cioè quei dati inviati al browser da un sito web diverso da quello che si sta visitando, per aiutare gli inserzionisti a mostrare annunci personalizzati) è diventato inadatto, continua ancora Tuomisto-Inch, e per questo c’era bisogno che tutto il settore industriale rispondesse con una tecnologia nuova, sviluppata attraverso prodotti che abbiano la privacy al centro. Ecco perché già dal 2019 è partita un’iniziativa – Privacy Sandbox, appunto – che ha l’obiettivo di abilitare un ecosistema sano e robusto, sempre sostenuto dagli annunci pubblicitari, che rispetti la privacy degli utenti. Privacy Sandbox parte dall’assunto che non bisogna per forza accettare di essere tracciati per ottenere contenuti pertinenti. L’iniziativa, basata sulla collaborazione con le agenzie pubblicitarie, prevede l’eliminazione graduale dei cookies di terze parti su Chrome (sia sul desktop che sull’app per smartphone) a partire dal secondo semestre 2024. Un tempo che secondo Google è sufficiente affinché tutti, dai più grandi ai più piccoli sviluppatori, possano prepararsi e fare dei test in vista di questa importante rivoluzione.

Ecco come funziona Privacy Sandbox

Sandbox funziona allo stesso modo per tutti, grazie a delle Api (i protocolli cioè che permettono a più applicazione di comunicare tra loro) aperte e open source. All’interno di Privacy Sandbox sono presenti una ventina di tecnologie come l’elaborazione dei dati direttamente sul dispositivo usato dall’utente o l’aggregazione e l’offuscamento dei dati che non permettono di identificare gli utenti e proteggono le loro informazioni personali. Tra queste forse la più importante è “Topics”: si tratta di una tecnologia che permette al browser di dedurre e quindi categorizzare i nostri interessi in base ai siti che abbiamo visitato senza condividere i nostri dati con altri. Se, ad esempio, visitiamo spesso siti di ricette il browser in automatico ci mostrerà spesso (non sempre) annunci che riguardano la cucina. Superando, dunque, il concetto di cookies di terze parti. Il cronoprogramma che ci porterà all’eliminazione della vecchia tecnologia prevede già in questi giorni la partenza di una prima fase di test per gli sviluppatori, che possono testare questo “nuovo mondo” senza cookies di terze parti con gruppi di utenti controllati, in una sorta di simulazione; all’inizio dell’anno, poi, i cookies di terze parti saranno eliminati per l’1% dei browser del mondo e a quel punto inizieranno i test veri e propri nella realtà, fino ad arrivare all’eliminazione per tutti a fine 2024. Gli utenti del web non devono fare nulla: la nuova tecnologia sarà abilitata in automatico sui browser Chrome tramite un avviso e sarà sempre possibile non partecipare, “chiedendo” al browser di mostrare contenuti standard e non relativi alla propria navigazione online.



fonte : skytg24