Un giornalista americano di The Verge, che ha avuto l’occasione di provare il tool, ha potuto generare dei mondi che ricordavano molto quelli di Super Mario 64 o di The Legend of Zelda: Breath of the Wild nell’aspetto, ma è stato evidente sin da subito come questi ambienti tridimensionali fossero vuoti e poco stabili a livello di codice; inoltre era possibile soltanto effettuare dei salti semplicissimi, anche con un certo ritardo nel registrare l’input del comando.
Date queste premesse, sembra assurdo che sia bastata questa presentazione per far calare di almeno il 10% le azioni di Take-Two Interactive (che possiedono il marchio GTA), Roblox e Unity Software, senza contare che la riproduzione di contenuti sotto copyright di Nintendo sarebbe illegale. Il giorno dopo la comparsa di questi video infatti non è stato più possibile riprodurre, tramite il tool, contenuti simili con protagonisti Mario e Link.
In realtà la generazione di mondi procedurali non è affatto una novità all’interno dello sviluppo videoludico: basti pensare che addirittura il videogioco Rogue (padre del genere dei roguelike, appunto), uscito nel 1980, si basava proprio su mappe procedurali, seppur molto spartane. Ovviamente ci sono però molti esempi recenti, come Minecraft o anche Starfield di Bethesda, che era in grado di creare interi pianeti di un sistema solare in maniera procedurale, con l’utilizzo di tool interni degli sviluppatori. Project Genie non fa perciò nulla di così innovativo, anche se, senza alcun dubbio, con le dovute modifiche e migliorie, potrebbe essere utilizzato in futuro come uno strumento utile per gli sviluppatori.
L’AI può davvero sostituire chi crea videogiochi?
Come accade ogni volta che un tool basato sull’intelligenza artificiale inizia a creare qualcosa che fino a quel momento era prerogativa della mente umana, viene posta la domanda se questi strumenti potranno sostituire completamente il lavoro dei professionisti, soprattutto in un ambito in cui la creatività umana è imprescindibile.
Subito dopo il crollo delle azioni della sua compagnia, il presidente di Take-Two, Karl Slatoff, ha precisato che non bisogna confondere Genie con un vero engine pensato per creare videogiochi, dato che non ci si avvicina nemmeno. Per Slatoff, le dimostrazioni di Genie sembrano più un video interattivo, pur non escludendo che in futuro possa migliorare; ha inoltre aggiunto che per creare un videogioco non basta costruire un mondo 3D, poiché questo è soltanto uno dei tantissimi elementi che lo compongono. L’ambiente tridimensionale, d’altronde, rappresenta solo la base su cui devono poi essere inseriti una storia, la struttura del gameplay e tutti quei bilanciamenti che rendono l’esperienza davvero godibile per i giocatori.

