A segnare il salto simbolico della protesta sono stati anche alcuni video circolati nonostante la censura, nei quali si vedono giovani donne che accendono sigarette usando fotografie in fiamme della guida suprema, Ali Khamenei. Immagini che, secondo attivisti e osservatori, mostrano una rottura più esplicita con i tabù del regime e una sfida diretta al suo apparato ideologico.
Le autorità iraniane hanno risposto con durezza: uccisioni di manifestanti, arresti di massa e una stretta alla circolazione di informazioni con blocchi di Internet e delle comunicazioni mobili.
Washington minaccia un altro intervento militare contro la sovranità
La crisi iraniana ha rapidamente assunto una dimensione internazionale e Washington è tornata al centro delle attenzioni dopo la questione venezuelana. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la sua amministrazione starebbe valutando “opzioni molto forti e concrete” in risposta alla repressione, lasciando intendere che l’uccisione dei manifestanti potrebbe aver superato la “linea rossa” fissata arbitrariamente dalla Casa Bianca.
Secondo quanto riportato dall’emittente all news Cnn, tra le opzioni figurano azioni militari mirate contro gli apparati di sicurezza iraniani, oltre a cyberattacchi e a un rafforzamento del regime di sanzioni. Trump ha affermato che “le forze armate stanno esaminando la situazione molto seriamente”, ha detto ai giornalisti, come ormai è consuetudine, a bordo dell’Air Force One.
Allo stesso tempo, il presidente degli Stati Uniti ha affermato anche che Teheran starebbe cercando di avviare colloqui negoziali con Washington, pur senza fornire dettagli sui contenuti.
Una decisione sulle prossime mosse statunitensi è attesa per martedì, quando Trump riceverà un briefing riservato da parte dell’intelligence. Secondo il quotidiano Times of Israel il dossier dovrebbe chiarire se la risposta americana resterà confinata a pressioni diplomatiche e sanzioni o se si aprirà la strada di un intervento diretto. Le dichiarazioni di questi giorni segnano comunque un cambio di passo rispetto alle precedenti ondate di protesta in Iran e riflettono la crescente pressione su Washington affinché assuma una posizione più netta, pur cercando di evitare un conflitto aperto.
Il duro avvertimento di Teheran e la posizione di Israele
La risposta di Teheran alle parole di Trump non si è fatta attendere. Il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, ha dichiarato in plenaria che qualsiasi attacco statunitense renderebbe “obiettivi legittimi” le basi americane nella regione così come Israele, collegando esplicitamente la crisi interna a un possibile allargamento del conflitto in Medio Oriente.


