La stella supergigante M31-2014-DS1 si trovava a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra, nella galassia di Andromeda. Molto più grande e luminosa del Sole, aveva perso gran parte dello strato esterno di idrogeno a causa di potenti venti stellari ed era ormai giunta nelle fasi finali del suo processo di fusione nucleare. Secondo stime basate su modelli computazionali, al momento della sua formazione aveva una massa pari a circa 13 volte quella del Sole.

Al termine della loro vita, le stelle di questo tipo danno origine a una supernova, un’esplosione stellare che lascia dietro di sé un buco nero o una stella di neutroni.

Cos’è successo a M31-2014-DS1?

Eppure M31-2014-DS1 è scomparsa nel silenzio, senza innescare una supernova. Che cosa è successo? Un team composto da ricercatori della Columbia University e altre istituzioni si è messo al lavoro per risolvere il mistero, arrivando a una possibile spiegazione.

Non sempre l’onda d’urto generata dalla supernova che segna la “morte” di una stella massiccia è abbastanza potente da espellere gli strati esterni. In questi casi, i modelli teorici suggeriscono che il materiale venga spinto dalla forza di gravità verso il nucleo in collasso. Secondo il team di ricerca, M31-2014-DS1 potrebbe essersi trasformata in un buco nero proprio in questo modo.

Se l’ipotesi dei ricercatori – illustrata in un recente studio pubblicato su Science – si rivelasse corretta, la scoperta amplierebbe in modo significativo la nostra comprensione della formazione dei buchi neri.

Che cosa accade quando una stella massiccia collassa direttamente, senza creare una supernova? I modelli teorici, elaborati a partire dagli anni Settanta, indicano che nell’ultimo “sussulto” dell’astro, gli strati esterni possono formare un spesso guscio di gas e polveri. È possibile che la compressione di questo materiale faccia brillare debolmente l’involucro nell’infrarosso per un lungo periodo.

Sulla base di queste previsioni, i ricercatori hanno analizzato una mole senza precedenti i dati d’archivio del telescopio spaziale Neowise (Near-Earth Object Wide-field Infrared Survey Explorer) gestito dalla Nasa. In particolare, si sono soffermati sulle osservazioni condotte tra il 2009 e il 2022 nella galassia di Andromeda e in altre regioni dello spazio, alla ricerca di sorgenti infrarosse variabili.

È in questo contesto che il team ha individuato M31-2014-DS1, stabilendo poi che la stella “corrispondeva perfettamente” all’ipotesi di una sorgente infrarossa variabile.

I dati mostrano che nel 2014 M31-2014-DS1 ha iniziato ad aumentare la sua luminosità nell’infrarosso, arrivando a far segnare una crescita di addirittura il 50% nel 2022, prima di diminuire in modo drastico fino a risultare quasi completamente “scomparsa”. Anche nelle osservazioni nella luce visibile la stella ha mostrato un progressivo affievolimento tra il 2017 e il 2022.

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