Le conchiglie sono probabilmente tra i più antichi strumenti musicali utilizzati dalla nostra specie. E di certo, anche tra i più duraturi. Per capirci, il più vecchio organo attualmente funzionante è quello della basilica di Valère, in Svizzera, costruito nel 1432. Mentre la più antica conchiglia ancora capace di emettere suoni risale ad oltre 15mila anni fa. Più di recente, una ricerca realizzata da due archeologi dell’università di Barcellona, e pubblicata sulla rivista Antiquity, ha confermato le qualità sonore di 12 conchiglie ritrovate in Catalogna e risalenti al neolitico, oltre seimila anni fa. Strumenti che venivano utilizzati sia a scopo musicale che come corni di segnalazione dalle antiche popolazioni che abitavano la penisola iberica.

Antichi strumenti

L’utilizzo delle conchiglie marine come strumenti musicali è attestato praticamente in ogni parte del mondo, dall’Europa, all’Asia, fino alle più remote isole della Polinesia. E sicuramente non è un caso, visto che si tratta di oggetti facili da reperire in natura, che possono essere trasformati in strumenti a fiato con relativa semplicità, tagliando semplicemente una, o entrambe, delle loro “punte” per permettere il passaggio dell’aria, e modulando poi le note con le dita e con il fiato.

In Europa sono state utilizzate per produrre suoni e musica almeno dai tempi dell’ultima glaciazione, ed erano particolarmente diffuse durante il neolitico, epoca a cui risalgono molti dei reperti più antichi, portati alla luce in Germania, Ungheria, e un po’ in tutti i paesi del Mediterraneo, dove in molti casi sono rimaste in uso come strumenti tradizionali praticamente fino ai giorni nostri. È il caso, ad esempio, della tofa, strumento tipico dell’Italia meridionale, famoso per il ruolo svolto nelle rivolte contadine di metà ‘800, quando venne utilizzato, ad esempio, come segnale per chiamare a raccolta braccianti e contadini durante i moti anti-borbonici del Cilento del 1848.

Le conchiglie spagnole

Quelle studiate dai due ricercatori spagnoli sono 12 reperti di conchiglie della specie Charonia lampas, risalenti ad un arco temporale che va dal quinto al quarto millennio avanti Cristo e ritrovati nella regione del fiume Llobregat. Si tratta dei più antichi reperti di questo tipo portati alla luce in Catalogna, e in tutti i casi, le conchiglie avevano le punte deliberatamente spezzate, e segni caratteristici che permettono di confermare che sono state raccolte quando i gasteropodi erano già morti, non quindi a scopo alimentare, ma per essere utilizzate come strumenti musicali.

Interessati a studiarne le qualità sonore, i due ricercatori hanno ottenuto il permesso di testarle. Per prima cosa, ne hanno verificato la potenza acustica, confermando che la maggior parte degli strumenti era ancora in grado di suonare perfettamente, arrivando a picchi sonori di oltre 100 dBA, paragonabili al volume di un tagliaerba o dell’impianto di una discoteca. Due esemplari presentavano inoltre dei fori artificiali che permettono di modulare le note emesse con facilità, un po’ come avviene con un flauto o un’ocarina. E negli esemplari meglio conservati i ricercatori sono riusciti a generare non solo una nota principale, ma anche le due armoniche superiori, confermando che era possibile utilizzarle per suonare diverse ottave aggiustando la pressione del fiato e la posizione della bocca, un po’ come avviene con una tromba.

Strumenti e corni di segnalazione

Secondo i suoi autori, la ricerca conferma che già oltre seimila anni fa in Spagna le conchiglie svolgevano un doppio ruolo, come strumenti musicali e mezzi di segnalazione, grazie alla loro potenza sonora e alle elevate capacità espressive. La loro ipotesi è che venissero utilizzate per trasmettere messaggi su lunghe distanze, per comunicare tra comunità limitrofe, per mandare messaggi tra gruppi di contadini che lavoravano nei campi, e all’interno delle miniere di variscite dell’area, dove la visibilità era minima e un sistema di comunicazione a distanza poteva tornare senz’altro estremamente utile.

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