Di fronte a questi robot di nuova generazione, lo scetticismo iniziale dei lavoratori è inevitabile. Ma Catalano è convinto che la convivenza quotidiana stia cambiando le percezioni. “Co-progettando e lavorando direttamente sul campo, portiamo i robot dove si lavora, li sviluppiamo lì, valutandone insieme l’efficacia e la funzionalità – spiega- e stiamo notando che quando vedono passare un robot, i lavoratori li salutano. La convivenza toglie timori.”
Replicare per co-evolvere
Se il modello funziona a Bergamo, potrebbe funzionare altrove? Giorgio Gori, vicepresidente della commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia del Parlamento europeo, è diretto sulla questione dei finanziamenti: “Non mi aspetto un salto dimensionale nell’investimento pubblico. So cosa pensano gli stati membri”. A suo avviso anche se la competitività avrà più risorse nel nuovo settennato europeo, a scapito di agricoltura e coesione, non basteranno per colmare il gap con Usa e Cina solo con fondi pubblici. L’unica strada è usare i fondi esistenti come leva per l’investimento privato. “L’accordo tra Iit e Intellimech è un prototipo per far fruttare l’investimento europeo in innovazione tecnologica. Un esempio da esportare altrove”.
Gianluigi Viscardi, presidente del Consorzio Intellimech, sottolinea il peso che hanno avuto sulla fattibilità del progetto, i 5,2 milioni raccolti da Confindustria Bergamo “senza inseguire bandi europei”. E ricorda che “servirebbero venticinque aziende per raggiungere la piena capacità, e ora ce ne sono nove”. Ma il punto non sono solo i fondi ma la voglia di cambiare il paradigma: non esternalizzare più l’innovazione, ma parteciparvi. Non comprare ricerca, ma investire in conoscenza. Giorgio Metta, direttore scientifico di Iit, applaude a questa prospettiva, spiegando come possa aiutare anche a “fare massa critica su tecnologie abilitanti strategiche”. La scommessa è che JOiiNT Lab 2.0 non sia solo un laboratorio bergamasco, ma un template esportabile. In un momento in cui l’Europa discute di un possibile Robotics Act—equivalente del Chips Act per una tecnologia ritenuta strategica—avere un modello funzionante di collaborazione pubblico-privato potrebbe fare la differenza tra restare competitivi o perdere terreno. Tra il pensare a cosa può fare un robot e il ripensare a come vogliamo lavorare domani.


