Recensione Mega Drive Mini, nostalgia pura


Finalmente Sega tratta con rispetto la sua memoria e il risultato è una console retrogaming che insidia la qualità di quelle Nintendo

Le console “mini” non sono ormai una novità e possiamo considerarla l’ennesimo colpo di genio di Nintendo, che con la sua mossa ha di fatto creato una nuova nicchia di mercato in cui Sega, dopo aver delegato per anni produttori di terze parti, con risultati discutibili, ha finalmente fatto il suo ingresso ufficiale col Sega Mega Drive Mini.

Lo schema lo conoscete, una console piccola che ricorda quella originale, alimentata da un cavetto usb (con alimentatore non incluso) e collegata tramite hdmi. Completano l’offerta due controller identici all’originale, ma nella opinabile versione con tre tasti. Costo: 79,90 €.

Il Mega Drive Mini replica in maniera estremamente fedele la console originale, c’è persino lo slide del volume, non funzionante, lo slot di espansione e il portellino della cartuccia si apre se lo premete (ma ovviamente le cartucce originali non ci entrano).

Tanto per capirci sul livello di follia feticista, in Giappone Sega ha mostrato addirittura una finta cartuccia e un finto mega cd con cui completare il quadretto.

Una volta acceso, l’interfaccia del Mega Drive Mini si presenta chiara e pulita. È possibile ordinare i giochi per anno di uscita, ordine alfabetico, genere o numero di giocatori. Volendo è possibile vedere la copertina dei videogiochi o posizionarli come se fossero tante scatole su uno scaffale virtuale. Piccola curiosità: la colonna sonora del menù è stata composta dallo stesso compositore della musica di Street of Rage II.

Come ogni console mini che si rispetti, anche nel Mega Drive Mini è possibile salvare in qualunque momento il gioco premendo per qualche secondo il tasto Start sul pad o il tasto reset sulla console. Questo rende la maggior parte dei giochi decisamente più affrontabili rispetto al passato, perché se la bellezza di Sonic non ha perso il suo smalto i nostri riflessi forse sì. Ovviamente è possibile impostare un filtro che simula il tubo catodico, decidere se mettere uno sfondo nella modalità 4:3 o allungare l’immagine a 16:9 (non fatelo!).

Tuttavia, la chicca più bella dell’interfaccia, quella che rivela il senso di affidarsi a esperti come M2 per l’emulazione, sta nel cambio di lingua. Se infatti decidete di impostare il gioco in lingua giapponese tutta l’interfaccia si modifica di conseguenza. Le copertine dei giochi sono quelle nipponiche, il colore dello sfondo cambia e persino i giochi si adattano. Per esempio, Probotector torna a essere Contra: Hard Corps e i protagonisti passano dall’essere i robot della versione occidentale agli umani di quella giapponese. Anche la meccanica del gioco cambia, visto che da noi arrivò il gioco in cui si moriva dopo un solo colpo, mentre in Giappone c’era quella con una barra di energia.

La lista dei 42 giochi, pur essendo incompleta come ogni lista di una console che ha fatto la storia, offre un bouquet decisamente vario e interessante di titoli noti, come Sonic, Altered Beast, Street of Rage 2, e altri titoli forse meno giocati, come Landstalker, The Story fo Thor. Fuori lista e aggiunti come “bonus track” ci sono anche Darius e Tetris, che male non fanno.

Tutti ovviamente si giocano benissimo con i pad a disposizione, tranne Street Fighter 2 e sappiamo benissimo perché, visto che il sistema di gioco canonico prevede sei tasti e non tre. Questo obbligheranno i fan duri e puri a ricorrere a soluzioni esterne, già disponibili, che magari avranno anche il cavo più lungo. Se infatti decidete di giocare al Sega Mega Drive Mini di fronte allo schermo del salotto dovrete probabilmente rivivere l’emozione molto Anni ’90 di giocare seduti per terra, a poca distanza dal televisore.

Dunque, Sega Mega Drive Mini è un bell’acquisto o prenderà la polvere? Come sempre, dipende da voi, molti di sicuro la compreranno giusto per il gusto di sentire il dolce morso della nostalgia per qualche minuto, altri ci giocheranno molto, altri ancora mostreranno ai figli i giochi di quando avevano la loro età. Poi vabbe’, c’è sempre quello che arriva e dice che con un Raspberry e i giochi copiati viene meglio, ma ormai è una polemica che non ha più senso rinverdire.

Per quello che offre e considerato il panorama di queste console il Sega Mega Drive Mini ha senza dubbio le qualità necessarie per rinnovare il fuoco di una antica console war e insidiare al Super Nes Mini il podio di migliore console retro, a debita distanza dagli errori della PlayStation Mini. Se la proposta di Sony sembrava una specie di Frankenstein assemblato per fare cassa, la proposta di Sega è un prodotto fatto con amore e con l’obiettivo di preservare la memoria storica di un prodotto che ha fatto la storia del settore.

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