La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il prossimo referendum dell’8 e 9 giugno si recherร fisicamente ai seggi elettorali ma non ritirerร alcuna scheda per votare. La dichiarazione, rilasciata durante le celebrazioni della Festa della Repubblica, ha riacceso il dibattito sulle diverse modalitร di partecipazione elettorale disponibili per i cittadini durante i referendum abrogativi che riguarderanno la cittadinanza e il mondo del lavoro. Il comportamento annunciato dalla premier, tecnicamente definito come “elettore non votante”, rappresenta una delle molteplici opzioni previste dalla normativa italiana per partecipare o non partecipare alla consultazione. A differenza dei referendum costituzionali previsti dallโarticolo 138, quelli abrogativi richiedono sempre il quorum: almeno il 50% piรน uno degli aventi diritto deve votare perchรฉ la consultazione sia valida, a prescindere dallโesito. Per questo, anche la scelta di non partecipare assume nei referendum abrogativi un significato politico preciso. Vediamo le diverse possibilitร .
Tutte le forme dell’astensionismo
Il referendum abrogativo รจ uno degli strumenti piรน diretti con cui i cittadini possono intervenire sulle leggi in vigore, esprimendo la propria volontร su norme giร approvate dal Parlamento. ร una forma di democrazia diretta che traduce in pratica il principio, sancito dallโarticolo 1 della Costituzione, secondo cui la sovranitร appartiene al popolo. Tuttavia, come stabilisce lโarticolo 48, il voto resta un diritto e non un dovere. La legge elettorale, infatti, non prevede alcuna sanzione per l’astensione, diversamente da quanto accade in altri paesi come l’Australia o il Belgio dove il voto รจ obbligatorio. La forma piรน semplice e diffusa di non partecipazione รจ proprio lโastensione: non presentarsi al seggio. Questa scelta, perfettamente legale e tutelata dalla Costituzione, ha un effetto diretto sul quorum di validitร del referendum. Chi non vota non viene conteggiato tra i partecipanti e quindi non contribuisce a raggiungere la soglia del 50% piรน uno degli aventi diritto. Proprio per questo, storicamente, molte forze politiche contrarie ai quesiti referendari hanno invitato i propri elettori a non andare a votare, trasformando lโastensione in una scelta politicamente rilevante.
Unโaltra forma di astensione lecita, distinta ma altrettanto valida dal punto di vista giuridico, รจ quella scelta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: recarsi al seggio ma rifiutare tutte le schede. In questo caso l’elettore si presenta al seggio, dichiara la propria identitร agli scrutatori ma rifiuta esplicitamente di ritirare le schede elettorali. La normativa stabilisce che in questo caso deve essere registrato come “elettore non votante” e non contribuisce al quorum, esattamente come chi resta a casa. Gli scrutatori sono tenuti per legge ad annotare sul verbale questa scelta con la dicitura specifica “non votante” e non devono apporre il timbro sulla tessera elettorale dell’elettore. La differenza sostanziale rispetto all’astensione totale รจ puramente simbolica: si partecipa fisicamente al processo democratico pur non votando.
Anche ritirare solo alcune schede e rifiutarne altre rappresenta una forma di astensione lecita, prevista dalla normativa italiana e conosciuta come โastensionismo selettivoโ, una possibilitร riconosciuta dalle istruzioni ministeriali e dalle norme che regolano le consultazioni referendarie. Infatti, in presenza di piรน quesiti nella stessa giornata, lโelettore puรฒ scegliere di votare solo su alcuni, ad esempio partecipando al referendum sulla cittadinanza e rifiutando invece le schede relative al lavoro; in questo modo contribuisce al quorum esclusivamente per i quesiti su cui ha espresso il voto, mentre la sua astensione sugli altri viene registrata ma non conteggiata ai fini della soglia necessaria. Di conseguenza, puรฒ accadere che alcuni quesiti raggiungano il quorum mentre altri no, proprio a causa di queste scelte selettive da parte degli elettori.


