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Referendum sulla giustizia 2026, quando si vota e cosa prevede il quesito confermativo

di webmaster | Gen 15, 2026 | Tecnologia


Nella conferenza stampa di inizio anno dello scorso 9 gennaio, la premier Meloni è, di fatti, scesa in campo nella campagna referendaria, collegando la necessità del al referendum a casi di cronaca drammatici, arrivando a sostenere che alcuni magistrati avrebbero vanificato il lavoro delle forze dell’ordine. Tesi che ha spinto poi l’Associazione nazionale magistrati a replicare per il danno causato da una “delegittimazione costante e pericolosa

La campagna per il e per il no sul referendum sulla giustizia 2026

La campagna per il referendum sulla giustizia 2026 ha smosso il campo giuridico e politico, con la costituzione di comitati referendari per il e per il no. Tra i partiti che si sono dichiarati per il sì, quindi che confermano la riforma, c’è il centrodestra compatto: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati). Per il no ci sono il Partito democratico (PD), il Movimento 5 stelle (M5S) e Alleanza Verdi-Sinistra (Avs). Una posizione intermedia ha assunto Italia Viva, favorevole alla separazione delle carriere, ma non a questa specifica riforma costituzionale. Nel voto parlamentare, di fatti, si è astenuta.

Il fronte dei giuristi appare molto frammentato, al netto delle storiche posizioni contrapposte di Unione nazionale delle Camere penali e dell’Associazione nazionale magistrati. Sabino Cassese, per esempio, intervenendo ad Atreju, ha dichiarato che “chiedere a giudici e pubblici ministeri di appartenere alla stessa carriera è come pretendere che anestesista e chirurgo siano la stessa cosa: lavorano nello stesso sistema, ma svolgono funzioni diverse, con ruoli, responsabilità e obiettivi differenti”.

Il Consiglio direttivo dell’Associazione tra gli studiosi del processo penale “Gian Domenico Pisapia” (Aspp) si è espresso a sostegno della riforma costituzionale. Per converso, il professore Gian Luigi Gatta e un consistente gruppo di docenti di Procedura penale di diverse università hanno espresso contrarietà alla riforma.

Le ragioni del

Storicamente impegnata per la separazione delle carriere, l’Unione nazionale delle Camere penali sta facendo una battaglia per il e ha compilato un decalogo che possiamo sintetizzare così: definitiva terzietà (dunque autonomia) del giudice nel processo penale e effettiva parità delle parti tra accusa e difesa;  più trasparenza e meno correntismo con il sorteggio per la composizione dei due Csm; maggior controllo sulla responsabilità dei magistrati grazie all’Alta Corte disciplinare. Per i penalisti si tratta di “una battaglia di libertà, non di potere”.

Le ragioni del no

Dal canto suo l’Associazione nazionale magistrati è fermamente contraria. Ritiene che la riforma colpisca il cuore stesso della funzione giurisdizionale, poiché interviene pesantemente nei meccanismi che ne regolano i rapporti con gli altri poteri dello Stato. Basti pensare al nuovo meccanismo di scelta dei componenti dei due Csm.

Sul fronte specifico della separazione tra giudice e pubblico ministero, l’Anm denuncia una ancor più spiccata autoreferenzialità del pubblico ministero in quanto accusatore nel processo penale. Senza contare che i rimandi che legge costituzionale fa a successive leggi ordinarie per la disciplina di specifici aspetti, così come alcune lacune già emerse nel testo, fanno temere possibili imboscate a danno dell’indipendenza della magistratura.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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