La nuova era del cloud sovrano: 180 milioni di euro per l’Europa

La Commissione Europea ha recentemente svelato i vincitori di una gara da 180 milioni di euro destinata a garantire servizi di cloud sovrano per le istituzioni e le agenzie dell’Unione nel periodo successivo. Sebbene quest’importo possa sembrare esiguo rispetto ai miliardi che circolano nel mercato globale del cloud, l’importanza di questa decisione è di gran lunga superiore alla somma finanziaria coinvolta. Per la prima volta, Bruxelles ha scelto di affidare le proprie infrastrutture a fornitori europei, adottando un approccio di sovranità digitale che fino ad ora era rimasto solo una promessa.

I protagonisti della sovranità cloud europea

I quattro vincitori del bando presentano ognuno un proprio profilo, pur restando legati al tessuto europeo con differenze significative.

  • Post Telecom del Lussemburgo, che si avvale della collaborazione di realtà francesi come CleverCloud e OVHcloud, quest’ultima affermata come una delle aziende di punta nel panorama cloud europeo.
  • StackIT, un ramo del gruppo Aldi, che ha intrapreso una strategia volta a proteggere i dati della grande distribuzione tedesca dalla concorrenza americana.
  • Scaleway, parte del gruppo Iliad, è un attore chiave nel settore cloud europeo.
  • Proximus dal Belgio, il quale ha stretto un’alleanza con diverse entità, tra cui S3NS, una joint venture con Google Cloud.

La presenza di Google in questa rete di fornitori rappresenta un paradosso. Essendo soggetta al Cloud Act americano, la sua partecipazione apre interrogativi sulla reale sovranità di questi servizi. La Commissione ha tuttavia confermato che tecnologie non europee, se gestite adeguatamente, possono comunque raggiungere una valida forma di sovranità.

Un equilibrio delicato: il compromesso della sovranità

La strategia adottata contempla quello che viene definito modello delle joint venture di fiducia. Come nel caso dell’alleanza Bleu tra Orange, Capgemini e Microsoft, gli operatori europei gestiranno le operazioni sotto la giurisdizione dell’UE, riducendo al minimo l’influenza di fornitori statunitensi. Tuttavia, questo sistema è sotto esame: gli scettici evidenziano che, in caso di conflitto diplomatico, la resistenza delle joint venture potrebbe essere messa a dura prova.

Il Cloud Sovereignty Framework ha introdotto nuovi criteri per valutare la sovranità, definendo otto obiettivi che vanno dalla sovranità strategica a quella ambientale. Sono emerse nuove metriche che permettono di classificare i servizi in base al grado di controllo europeo, eliminando la nociva semplificazione che considerava “sovrano” solo un semplice incontro tra server situati in Europa.

Un cambiamento significativo per il panorama digitale europeo

Il processo di selezione non si limita ai numeri, ma segna un passaggio importante nella strategia digitale europea. La Commissione sta adottando un approccio più proattivo, che si svilupperà ulteriormente nel Tech Sovereignty Package, comprendente iniziative come la strategia Open Source e il Chips Act 2. Si punta a stimolare un’industria europea del cloud sovrano, in grado di competere con i colossi americani.

Il quadro futuro è di grande rilevanza anche per l’Italia. Con il Polo Strategico Nazionale e attori significativi come TIM e Leonardo, il nostro Paese potrebbe trarne grandi benefici, contribuendo alla crescita di un settore cloud sovrano europeo.

In conclusione, il tender per i servizi cloud sovrani rappresenta un passo verso un’Europa più indipendente e resiliente dal punto di vista digitale. Riconoscere e misurare la sovranità digitale in modo tangibile è cruciale, specie in un contesto globale dove la tecnologia è tanto un’opportunità quanto una vulnerabilità. Se ben gestita, questa iniziativa potrebbe diventare una pietra miliare per le istituzioni europee, non solo in termini di investimenti ma anche come esempio di cooperazione e sviluppo per gli utenti e le aziende in tutta Europa, compresa l’Italia.