Le condizioni meteorologiche estreme stanno aggravando l’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. Due anni di guerra genocida, come rivelato dall’Onu, condotta da Israele hanno causato oltre 70mila morti accertati e la distruzione e il danneggiamento di gran parte degli edifici, con la quasi totalità della popolazione che risulta sfollata. Oggi nel territorio palestinese, da oltre due mesi interessato da un cessate il fuoco che funziona a singhiozzo, centinaia di migliaia di persone vivono in tendopoli e giacigli di fortuna.
Non bastasse, negli ultimi giorni sull’area si è abbattuto una tempesta violenta, denominato Byron, che ha causato piogge battenti, vento forte e un crollo delle temperature. Secondo l’ufficio stampa governativo, l’evento estremo ha causato il crollo di 13 case mentre 27mila tende sono state allagate o spazzate via. Ci sono state almeno 13 vittime per i crolli e per il freddo, compresi bambini, mentre la protezione civile locale fatica a gestire la situazione dal momento che le autorità israeliane non consentono l’ingresso del materiale necessario al momento, come generatori, carburante e pompe. In un territorio martoriato da oltre due anni di genocidio, l’arrivo di un inverno particolarmente rigido è solo l’ennesimo fattore di stress per la popolazione palestinese. Abbiamo parlato con Roberto Scaini, responsabile medico di Medici Senza Frontiere (Msf) collegato da Gaza city, per farci raccontare la situazione meteorologica e umanitaria all’interno della Striscia di Gaza.
Intervista a Roberto Scaini di Medici Senza Frontiere
Com’è la situazione nella Striscia di Gaza dal punto di vista meteorologico?
Mi trovo a Gaza city da un mese circa e la temperatura è calata in maniera drastica negli ultimi giorni. Siamo passati da un clima quasi caldo a un vero e proprio freddo. Ha piovuto tanto, ci sono state tempeste consistenti e il vento è molto forte. Questo chiaramente peggiora ancora di più l’emergenza umanitaria. Bisogna tenere presente che l’acqua non viene assorbita perché la rete fognaria e di drenaggio è stata completamente distrutta. Oggi per raggiungere una delle nostre cliniche ci abbiamo messo il doppio del tempo perché molte strade sono ancora allagate.
Quest’acqua si riversa all’interno delle tende, sempre se le si hanno a disposizione il problema è che solo adesso iniziano ad arrivare tende ma in maniera del tutto insufficiente. La gente vive in ripari di fortuna, come teli tirati tra le macerie messi su alla buona oppure tra le macerie stesse delle case. Non si capisce bene come fanno a stare su, in certi casi sono macerie, in altri scheletri di edifici che stanno in piedi contro ogni legge della fisica.
Che impatto sta avendo il meteo sull’emergenza umanitaria?
L’acqua e il vento hanno fatto sì che alcuni di questi edifici siano crollati o collassati e in mezzo ci vivevano delle persone. Ci sono state vittime nei giorni scorsi per questo motivo. Dal punto di vista medico siamo davanti a una popolazione provata, ci sono persone che sono più a rischio per il freddo come gli anziani, i bambini, i neonati ed è giunta notizia di bambini morti per ipotermia. Qui la popolazione vive così, le macerie sono a perdita d’occhio. Ci sono zone a Gaza city quasi completamente danneggiate dove c’è ancora qualche edificio ma quando ci si sposta un po’ fuori le macerie sono a perdita d’occhio. La gente qui non vive, sopravvive. C’è una profonda differenza tra le due cose.


