Anche nel Lazio, la mozione approvata nel 2024 stabilisce un trattamento minimo di 9 euro l’ora nei contratti di appalto di lavori, servizi e forniture. La regione, come stazione appaltante, richiede tutele rafforzate a favore dei lavoratori, in linea con la direttiva europea Ue 2022/2041. L’iniziativa si concentra sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza, con incontri periodici con i sindacati per verificare che tutti i contratti rispettino il salario minimo inderogabile.
I comuni di Firenze, Napoli e Livorno: vincoli diretti per gli appalti
Alcune grandi città hanno introdotto regole proprie per garantire una retribuzione minima nei lavori legati agli appalti e alle concessioni comunali. A Firenze, Napoli e Livorno è stato fissato un salario minimo di nove euro lordi all’ora, una soglia pensata per tutelare i lavoratori impegnati nei servizi pubblici e nelle attività che dipendono dalle amministrazioni locali.
A Napoli la misura si applica non solo alle imprese appaltatrici, ma anche a tutti i concessionari di suolo pubblico e agli esercizi commerciali autorizzati dal Comune. I controlli sono affidati ai responsabili del procedimento e alla polizia municipale e il mancato rispetto del salario minimo può comportare conseguenze concrete, tra cui la decadenza o la risoluzione del contratto.
L’introduzione di questa soglia mira anche a incentivare una concorrenza più equa tra le imprese, evitando che la riduzione dei costi del lavoro diventi il principale criterio per vincere un appalto.
La Campania propone un ddl con incentivi premiali
Nel gennaio 2026 la Campania ha proposto un disegno di legge che non introduce un salario minimo obbligatorio, ma premia le imprese negli appalti pubblici che garantiscono almeno nove euro lordi all’ora ai propri lavoratori. Il meccanismo premiale si applica anche ai subappaltatori e mira a incentivare salari adeguati, migliorando la qualità del lavoro.
Le stazioni appaltanti valutano l’offerta tecnica degli operatori economici, attribuendo punteggi extra a chi si impegna a rispettare la retribuzione minima tabellare.
Nonostante la flessibilità della misura, sono emerse critiche: i sindacati temono effetti simbolici senza reali benefici per i lavoratori e il meccanismo può risultare ambiguo, premiando chi già paga meno o, se esteso a tutti, perdendo di efficacia.
La Campania si colloca così tra le regioni che cercano di promuovere salari più equi negli appalti pubblici senza imporre vincoli obbligatori, sperimentando un modello premiale che resta però ancora limitato.


