Anche quest’anno San Francisco ha fatto da cornice al lancio della nuova serie Samsung Galaxy S26 e delle Galaxy Buds4, confermando una strategia che punta più sull’evoluzione che sulla rivoluzione. L’azienda coreana continua infatti a limare, perfezionare, ottimizzare i suoi dispositivi: un approccio quasi chirurgico che rende i suoi prodotti top di gamma sempre più maturi, ma ormai poco sorprendenti.
La serie Galaxy S26 – composta da S26, S26+ e S26 Ultra – rappresenta l’ennesimo passo avanti in una traiettoria ben definita: più potenza, più integrazione dell’AI, più efficienza, ma senza strappi evidenti né nel design né nelle funzioni. Il linguaggio estetico resta riconoscibile e coerente con le generazioni precedenti (allineandosi maggiormente al Galaxy Fold), così come l’esperienza d’uso, ormai ampiamente collaudata.
Sotto la scocca, il nuovo chipset personalizzato Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy promette incrementi tangibili di CPU, GPU e soprattutto NPU, alimentando funzionalità AI sempre attive e più fluide. Le prestazioni crescono, la dissipazione termica migliora grazie alla camera di vapore multicanale e l’interfaccia One UI 8.5 su Android 16 mantiene l’ecosistema Samsung stabile e coerente.
I modelli Galaxy S26 e S26+ differiscono essenzialmente solo per la presenza del nuovo processore Exynos 2600 (basato su tecnologia a 2 nm), e per un leggero incremento delle batterie. Insomma, Samsung affina, ma non stravolge, una scelta ponderata che ormai sembra essere inevitabile in questa industria costretta a correre solo per necessità di marketing.
Privacy Display: l’unica vera novità
Se c’è però un elemento non banale capace di distinguere davvero il Galaxy S26 Ultra dal modello dell’anno scorso, è il nuovo Privacy Display integrato. Non una semplice pellicola privacy, ma un sistema hardware-software che agisce direttamente sul comportamento dei pixel per limitare la visibilità da angolazioni laterali, mantenendo invece perfetta la leggibilità frontale e un’illuminazione ideale.



