La prima sensazione, provando il Samsung Galaxy XR, è che non ci si trovi davanti a un “anche noi” del mondo XR, ma a un prodotto sorprendentemente evoluto. Anzi, per certi versi, più maturo di quanto ci si aspetterebbe da un debutto. Galaxy XR non solo non fa rimpiangere l’Apple Vision Pro, ma in alcuni aspetti chiave come la leggerezza e indossabilità, riesce persino a fare meglio. Ed è un dettaglio per nulla secondario per un dispositivo che promette di accompagnarci per ore in mondi digitali e ibridi.
Mark Perna
Un primo contatto che convince
La nostra prova è stata al momento sommaria, un classico first look, ma sufficiente per capire che Samsung ha fatto i compiti a casa. Il visore trasmette subito una sensazione di solidità e raffinatezza industriale, senza risultare ingombrante. Il peso è ben distribuito (545 grammi contro i 600/650 del rivale di Cupertino), la pressione sul volto è minima e, soprattutto, ci si dimentica rapidamente di averlo in testa. La batteria esterna pesa 302 grammi e offre un’autonomia generale di circa 2 ore.
Il display è probabilmente l’elemento che colpisce di più. La risoluzione è eccellente, con un livello di dettaglio e una resa cromatica che rendono l’esperienza visiva immersiva e credibile, sia negli ambienti virtuali sia nelle applicazioni di mixed reality. Samsung, del resto, gioca in casa quando si parla di schermi, e qui lo dimostra senza mezzi termini.
In termini tecnici l’utente dispone di una visione generata da due micro pannelli Oled 4K da 3552 x 3840 con refresh fino a 90 Hz; un totale di 27 milioni di pixel, contro i 23 dell’Apple Vision Pro. Buono l’angolo di visione di 109° anche se potrebbe essere incrementato. La stabilità dei contenuti è impeccabile e non si notano lag e titubanze. Il merito è di un sofisticato sistema di quattro eye-tracking e la possibilità di gestire in modo millimetrico la posizione delle pupille, oltre al lavoro svolto dal processore Qualcomm Snapdragon XR2+ Gen 2 che elabora in modo integrato tutte le funzioni, compresa l’AI.



