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Sandokan sta per ritornare in grande spolvero sulla Rai, ma voi conoscete la storia del romanzo e del suo autore?

by | Nov 29, 2025 | Tecnologia


Storia a parte, i numeri della produzione sono impressionanti. Una troupe fissa di 150 persone, 2.500 figurazioni speciali e 2.000 comparse. Il tutto per un costo complessivo (otto puntate per quattro prime serate) di 30 milioni di euro. I costi preventivati, troppo alti, sono stati la ragione del primo stop alla produzione. Il contenimento delle spese ha imposto alcune scelte, tra cui quella di girare tutto in Italia (a parte alcune riprese in Thailandia e all’isola Réunion). “Il nostro Paese si è rivelato sorprendente” spiega lo scenografo Luca Merlini. “Il Sultanato del Brunei è nato in Toscana, la natura tropicale tra Roma e il lago di Vico, il porto di Labuan sull’isola di Le Castella in Calabria, la casa di Marianna negli esterni ricostruiti a Lamezia Terme e Singapore negli studi di Cinecittà. Gli interni e gli esterni delle navi sono stati quasi completamente ricreati in studio, inclusa una sezione del Royalist (la nave di Lord Brooke, ndr) di 25 metri e una polena ispirata a un coltello malese. La virtual production ci ha permesso di girare otto episodi senza mai solcare davvero il mare: un videowall immersivo di oltre 300 metri quadrati ha dato vita a cieli, orizzonti e tramonti digitali realistici”. Al confronto la troupe degli Anni 70, che pure era una produzione di tutto rispetto, sembra l’armata Brancaleone. Per chi, al netto della tecnologia, vorrà fare un confronto tra le due produzioni, non sull’onda del ricordo o proprio per la prima volta in assoluto, sappia che il Sandokan degli Anni 70 è disponibile gratuitamente su Raiplay.it.

Una terza vita per Salgari

Nel 1976 Sandokan registrò un ascolto di 27 milioni di persone, un dato record e ovviamente irripetibile (l’Italia, gli italiani e la tv di quegli anni anni non sono quelli del 2025) ma in molti sperano che la serie possa anche servire a far conoscere i romanzi di avventura di Emilio Salgari, a cominciare da Le tigri di Mompracem, assoluto best seller nel secolo scorso. Quando Salgari lo pubblicò per la prima volta, a puntate, a partire dal 16 ottobre del 1883, con il titolo La tigre della Malesia sul quotidiano di Verona La nuova Arena, aveva da poco compiuto 21 anni. E non era nemmeno il suo debutto: a 20 anni aveva scritto il racconto I selvaggi della Papuasia, pubblicato dal settimanale milanese La valigia, e poi sul quotidiano veronese, tra il 15 settembre e il 12 ottobre 1883, il romanzo Tay-See. Il successo era stato tale, da spingere la direzione del giornale a far precedere l’uscita di Le tigri di Mompracem da una campagna pubblicitaria a colpi di cartelli per le strade di Verona e annunci sul quotidiano come “La tigre della Malesia, animale terribile che si pasce di carne umana sta per arrivare”. Quella che verrà pubblicata a puntate sarà una versione molto più cruenta e violenta di quella che uscirà in volume, e, come abbiamo detto, con il titolo cambiato, nel 1900. Questo perché nel frattempo Salgari avrà identificato meglio il suo pubblico privilegiato, i ragazzi, e messo a punto un “metodo” per scrivere rivolgendosi a loro.

L’Enciclopedia dell’Emilio

“Il racconto salgariano è anzitutto avventura e azione, ma anche enciclopedia, informazione e consiglio” ha scritto Claudio Magris, estimatore senza se e senza ma di Salgari. Ma la capacità di “informare” all’interno di una cornice di “avventura e azione” è il risultato di un durissimo e continuo lavoro preparatorio. Salgari, che non si è mai mosso dall’Italia e tantomeno ha navigato nelle acque del Borneo, era un lettore avido, sempre informato, al punto che a un amico confessa nel 1909: “La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io, invece, sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno e alcune della notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi”. L’Enciclopedia e i Libri, così li chiama lo stesso Salgari, contengono appunti di geografia, botanica, zoologia che lo scrittore archivia diligentemente dopo averli scovati nel corso delle sue letture. Si trovano informazioni su “i prezzi dei viveri in California”Altezze delle montagne” (contiene le altezze di un centinaio di monti, suddivisi per aree geografiche e con il metodo su “come calcolare la distanza di avvistamento”, “saluti strani delle popolazioni selvagge”, “grandi digiuni”… Queste e altre decine di nozioni sono sapientemente distribuite nei romanzi d’avventura: nei migliori scritti di Salgari il lettore non si accorge nemmeno del momento “didattico”, coglie l’esotismo, la bellezza degli ambienti o la terribile durezza della natura, e di fronte al babirussa (una sorta di cinghialone che vive solo a Sulawesi, un’isola dell’Indonesia) non si chiede nemmeno che cosa sia perché nel mondo di Sandokan incappare in un babirussa è la cosa più normale del mondo.

Dai libri alla tv, e ritorno

Nel 1901 solo due italiani su cinque sanno leggere” racconta Danilo Gallo nel libro Sulle tracce di Sandokan. “Eppure, i romanzi di Salgari, in media due o tre all’anno, vendono tra le 80 e le 100mila copie ciascuno: un fenomeno assoluto“. Una popolarità che potrebbe ripetersi: era già successo sull’onda dello sceneggiato del 1976 quando la Tigre di Mompracem conquista la prima pagina del Corriere della sera con articoli dal titolo La verità sul nuovo Sandokan televisivo, a firma di Lietta Tornabuoni (giornalista e critica cinematografica molto popolare), e Sandokan resuscita il divismo del giornalista e scrittore Giulio Nascimbeni. Ma scomoda persino un critico, e a sua volta scrittore e regista, del calibro di Mario Soldati, che titola la sua rubrica sul settimanale Il mondo: Pollice verso per Sandokan.

La speranza è che tutto si ripeta con la messa in onda della nuova serie tv. Tanti gli editori che provano a cavalcare l’onda. C’è chi ha rispolverato le edizioni dei libri di Salgari, magari con una nuova copertina, e chi invece propone storie nuove, inedite, basate sui personaggi creati da Emilio Salgari, tentando, sulla carta, la stessa operazione che gli sceneggiatori di Sandokan provano in televisione. Sarà ancora Sandokan-mania? Non resta che pazientare qualche settimana per scoprirlo.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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