Nel 2024 uno studio dello psicologo Thomas A. Wadden finanziato da Novo Nordisk (la casa farmaceutica danese che produce Ozempic e Wegovy) aveva dimostrato che, le persone senza psicopatologia che assumevano questi farmaci, avevano registrato una piccola ma statisticamente significativa dei sintomi depressivi. Con la Legge Pella del 3 ottobre 2025, l’Italia è il primo Paese al mondo a riconoscere l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. Il 4 marzo scorso, è stata presentata in Senato la Carta di Erice 2026 sull’Obesità: un patto tra istituzioni, società scientifiche e associazioni dei pazienti per garantire l’eliminazione dello stigma e l’accesso equo alle cure in tutto il Paese, con l’inserimento della malattia nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). La sleeve gastrectomy è un atto medico: interviene sui corpi che manifestano le problematiche correlate all’obesità -da quelle infiammatorie e respiratorie, fino a diabete e ipertensione. Il vero scopo non è il dimagrimento: la chirurgia bariatrica non ha più il compito di creare soggetti magri, almeno da vent’anni. In Italia ci sono pochi psicologi barbarici: «Pochissimi. Saremo in media due per regione, a fronte del fatto che in Italia ne soffrono sei milioni di persone. Per la psicologia l’obesità è una malattia nuova, perciò è ancora poco considerata nei trattamenti. Non c’è ancora una cultura solida in questo senso, come c’è invece per i disturbi al comportamento alimentare, per i quali conosciamo diagnosi e trattamento, oltre al fatto che sono inseriti nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali». Paone spiega che dopo l’intervento, i pazienti spariscono. Da una parte lo credono risolutivo, dall’altra fuggono dal professionista sanitario: hanno paura di essere etichettati come pazienti psichiatrici.

Il circolo vizioso delle dipendenze

L’obesità non è una malattia psichiatrica. Tuttavia, può essere originata da disturbi d’ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare (Dca). Il binge eating disorder (Bed) riguarda circa il trenta percento dei pazienti obesi: non rappresenta un criterio di esclusione assoluto, ma una controindicazione da trattare per risultare idonei alla sleeve gastrectomy. Su Reddit, le persone obese cercano anticorpi sociali per convincersi su se fare o meno l’intervento: “Come farò a non usare più il cibo come conforto?”, scrive una ragazza affetta anche da binge eating. Il dca sembra già presumere l’impotenza del corpo che, dopo l’intervento, potrà scomporre a stento l’abbuffata in piccole dosi. In ambito clinico, il Bariatric Eating Disorder descrive il disturbo da alimentazione incontrollata che si manifesta post-operazione. È quasi un gemello del binge eating inserito nella quinta edizione del Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (Dsm-5): condividono le stesse caratteristiche, fatta eccezione per la quantità di cibo che, per gli sleevati, non supera i limiti corporei. «Per le caratteristiche metaboliche che comporta questo tipo di intervento, se il paziente ha sviluppato un disturbo alimentare in età precoce, bisogna saperlo. Valutare la presenza di un potenziale binge eating è importante, perché questo dca si aggancia neurobiologicamente al meccanismo della ricompensa. Nel momento in cui il paziente affronta la restrizione alimentare post-intervento, il meccanismo si attiva in automatico». Dopo la sleeve gastrectomy, un binge eating non comunicato e, di conseguenza, trattato, può ripresentarsi come bulimia nervosa: nella valutazione psicologica pre-operatoria, questo dca rientra tra i criteri di assoluta esclusione. Uno studio dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna riporta il caso clinico di una paziente bariatrica (sottoposta a un intervento di bendaggio gastrico) che, in fase pre-operatoria, aveva omesso il suo binge eating: dopo l’intervento, il dca è sfociato in una bulimia nervosa, causando diverse complicanze a livello medico; il trattamento terapeutico ha previsto la pronta rimozione del bendaggio e il supporto psicologico tramite terapia-cognitivo comportamentale, per curare i traumi personali che la paziente cercava di alleviare con il cibo. «Altri due criteri di esclusione assoluta dall’intervento di sleeve gastrectomy sono la dipendenza da alcol e la dipendenza da sostanze», dice Paone: le persone potrebbero ricascarci per sopperire alla restrizione alimentare post-operatoria. Uno studio pubblicato su JAMA Surgery ha validato questa ipotesi: il campione di centocinquanta persone dichiarava di aver assunto alcol e droghe ventiquattro mesi dopo l’intervento. Il consumo di alcol era più significativo in chi si era sottoposto all’intervento di bypass gastrico.

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