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Se la necessità di una sovranità digitale europea viene presa sul serio, il cambiamento non fa più paura

di webmaster | Feb 17, 2026 | Tecnologia


La base legale si chiama Clarifying lawful overseas use of data (CLOUD) Act e forza le società statunitensi a condividere dati in caso di indagine, anche quando sono detenuti da altre organizzazioni. E anche quando queste hanno sede all’estero. Così la Cpi ha deciso di rivolgersi a un altro provider privato, localizzato in Europa. E una legittimazione di peso per una scelta che non è facile, ma appare sempre più necessaria.

La necessità di affidarsi a software made in EU

Con il Cloud Act “gli Stati Uniti hanno passato il Rubicone”, dice a Wired Italia Maarten Roelfs, imprenditore impegnato nel lancio della suite Office.eu. Che, sin dal nome, chiarisce dove intende posizionarsi: l’idea è sfidare il più noto pacchetto a stelle e strisce. Roelfs non si preoccupa di questioni legali legate all’omonimia. La suite, spiega, è al 100% europea e basata su un’architettura Nextcloud, “con una serie di personalizzazioni”. Gli unici dati personali raccolti, recita la privacy policy, si limitano all’indirizzo di posta elettronica fornito per iscriversi alla mailing list.

Roelfs si aspetta un mercato potenziale da 500 milioni di persone per il suo prodotto, “quasi il doppio della popolazione americana”, dice. La promessa è fare meglio del concorrente guidato da Satya Nadella. Non sarà facile. Anche perché il problema è convincere il pubblico ad affrontare il pauroso viaggio chiamato cambiamento, migrazione: spesso è la pigrizia mentale e la necessità di sicurezza a tenerci inchiodati ai vecchi fornitori. Per questo, dice, si lavora sul servizio clienti.

L’ostacolo principale è la mentalità”, prosegue Roelfs. “Le persone generalmente sono riluttanti a cambiare software o fornitore di servizi di telecomunicazione anche se sanno che possono ottenere di meglio altrove. Ma, oggi, la situazione è diversa. Se la sovranità dei tuoi dati è minacciata, può inficiare tutta l’operatività dell’azienda. La nostra priorità è dimostrare che offriamo lo stesso livello di qualità dei fornitori statunitensi incumbent e un prezzo uguale o inferiore. Vogliamo rendere il cambiamento più facile possibile per le aziende”.

In Italia, ci prova Cubbit

Alessandro Cillario, co-fondatore e co-amministratore delegato della bolognese Cubbit, è sulla stessa linea: “Da un lato, c’è chi dice che è impossibile, e ha paura di spostare tutto su tecnologia europea. Del resto, c’è da dire, nessuno è mai stato licenziato per aver comprato tecnologia americana”. Dall’altro lato, però, “c’è chi si rende conto che lo scenario è cambiato, e questi ragionamenti erano sensati fino a ieri”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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