Non parlate di intelligenza artificiale nel discorso di laurea La stagione delle cerimonie di laurea è di nuovo arrivata e, sorprendentemente, alcuni oratori stanno scoprendo che i temi legati all'intelligenza artificiale (AI) non suscitano l'entusiasmo sperato tra gli studenti neolaureati.…
Non parlate di intelligenza artificiale nel discorso di laurea
La stagione delle cerimonie di laurea è di nuovo arrivata e, sorprendentemente, alcuni oratori stanno scoprendo che i temi legati all’intelligenza artificiale (AI) non suscitano l’entusiasmo sperato tra gli studenti neolaureati. Recentemente, durante un discorso all’Università della Florida Centrale, Gloria Caulfield, dirigente di una nota azienda immobiliare, ha descritto l’epoca attuale come un periodo di “cambiamento profondo”, sia “eccitante” che “da brivido”. Tuttavia, quando ha affermato che l’AI rappresenta la prossima rivoluzione industriale, il pubblico ha reagito con fischi e proteste, costringendola a chiedere agli altri relatori cosa fosse andato storto.
Le reazioni avverse all’AI
Diversamente dal previsto, la cristallina visione ottimistica sul futuro tecnologico non è stata ben accolta. Caulfield ha tentato di riprendere il controllo della situazione, ma il segno di disapprovazione da parte degli studenti è stato palpabile. Un’interruzione simile si è verificata durante il discorso di Eric Schmidt, ex CEO di Google, all’Università dell’Arizona, dove alcune associazioni studentesche avevano già chiesto la sua rimozione dalla cerimonia a causa di un’accusa di aggressione sessuale, da lui negata. Schmidt ha affrontato fischi quando ha detto agli studenti che avrebbero contribuito a plasmare l’intelligenza artificiale, ma ha cercato di superare il malumore, sostenendo che dovevano salire “sul razzo” del progresso senza esitazioni.
Un’atmosfera di pessimismo
Non è necessario essere un esperto per comprendere che il clima attuale per i neolaureati è piuttosto carico di preoccupazioni. Un’indagine di Gallup ha rivelato che solo il 43% dei giovani americani ritiene che sia un buon periodo per cercare lavoro, in netto calo rispetto al 75% del 2022. Questa crescente insoddisfazione non è solo il risultato dell’aumento dell’AI. Molti percepiscono l’intelligenza artificiale come il volto “crudele” di un capitalismo che spinge verso l’accelerazione e l’ineguaglianza.
Brian Merchant, un critico del settore tecnologico, ha espresso che, se fosse stato uno studente disoccupato aspirante a un futuro più luminoso, anche lui avrebbe fischiato all’idea di un’ulteriore rivoluzione industriale destinata a trasformare il mercato del lavoro. La parola “resilienza” è stata un tema ricorrente nei discorsi di quest’anno, rivelando una generazione frustrata e ansiosa riguardo alle sfide future.
Riflessioni su un pubblico disinteressato
È chiaro che alcune delle reazioni negative potrebbero derivare da un’errata valutazione dell’audience. Caulfield ha fatto riferimento a figure aziendali come Jeff Bezos, il che ha allontanato ulteriormente gli ascoltatori, in particolare quelli provenienti da corsi di laurea nelle arti e nelle scienze umane, dove il pensiero critico è valorizzato. Un ex studente ha descritto il sentimento collettivo come una sorta di protesta: “Non siamo stati noi a decidere che questa fosse la nostra realtà”.
Conclusione
Alla luce di questo clima non ottimistico verso il futuro lavorativo degli studenti, è fondamentale che i relatori di eventi di grande importanza, come le cerimonie di laurea, comprendano il contesto sociale in cui si trovano. Affrontare la questione dell’intelligenza artificiale e delle sue implicazioni con un approccio più delicato e consapevole potrebbe aiutare a coniugare l’innovazione tecnologica con le reali preoccupazioni e aspirazioni delle nuove generazioni, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia, dove la digitalizzazione è in continua espansione e la disoccupazione giovanile è un tema critico.
