Sessant’anni di Audio-Technica: apre la Analogue Foundation a Berlino

da Hardware Upgrade :

Uno spazio interamente dedicato all’audio analogico, dalla registrazione fino alla riproduzione. Un ambiente in cui il suono viene curato “come una volta”, dall’inizio alla fine, alla ricerca della massima purezza e di quel miraggio che è la cattura e la riproduzione del suono così com’è dal vivo. Questo, e tanto altro, è l’Analogue Foundation a Berlino: uno studio di registrazione, ma anche un luogo dove gli amanti del suono analogico possono trovarsi. Creato con la collaborazione di Audio-Technica, che ha festeggiato il sessantesimo anniversario dalla fondazione proprio all’interno di questo spazio, inaugurato per l’occasione.

Il 60° anniversario di Audio-Technica presso la Analogue Foundation

Audio-Technica è un’azienda giapponese che ha fatto la storia del mondo dell’audio in tutte le sue sfaccettature: se i suoi prodotti più noti al grande pubblico sono probabilmente le cuffie e i giradischi (con accessori collegati), l’azienda è molto rinomata anche nell’ambito della registrazione, con diversi microfoni che sono entrati nella storia della produzione musicale per via della loro qualità.

Per quanto Audio-Technica abbia investito e continui a investire nell’audio digitale, l’azienda continua a credere nel valore dato dall’analogico. Per questo l’azienda ha collaborato con la Analogue Foundation per fornirle attrezzatura sia moderna, sia storica, con molti prodotti rilasciati negli anni ’60 e ’70: sono davvero molti i microfoni, i giradischi, le puntine “vintage” che hanno trovato una nuova casa presso l’Analogue Foundation.

L’idea alla base dell’intero progetto è che, in qualche modo, il passaggio al digitale abbia portato a perdere qualcosa nella produzione della musica. È un tema certamente noto agli audiofili, e ne anima i dibattiti ormai da decenni, ma è innegabile che una differenza esista tra la musica digitale e quella analogica. E non è necessariamente una differenza che si sente: parlando con diverse persone presenti all’apertura della fondazione, per molti la differenza più grande sta nel modo in cui si fruisce della musica analogica, nel fatto che ci sia tutta un’esperienza intorno ad essa che è ben diversa da quella offerta dalla controparte digitale. Non necessariamente migliore, ma certamente differente: e proprio tale differenza viene apprezzata e ricercata da sempre più persone, che vedono nella maggiore lentezza e nella maggiore fisicità della musica analogica un pro, anziché un contro. Con il risultato che, per la prima volta da quarant’anni a questa parte, sono stati venduti più vinili che CD, le cui vendite sono in costante declino da vent’anni a questa parte (per via dell’avvento degli MP3 prima e dei servizi di streaming dopo).

L’Analogue Foundation punta a essere uno studio di registrazione di altissimo livello, costruito con tecniche e materiali moderni ma con uno spirito d’altri tempi per ottenere il meglio dei due mondi; l’intera catena del suono è analogica, dai microfoni fino ai nastri, così da mantenere quella (presunta) purezza tanto ricercata. Non mancano comunque elementi digitali: lo studio è attrezzato con gli ultimi dispositivi per convertire poi quanto registrato in analogico al digitale e lasciare così che anche chi preferisce tale mezzo possa poi fruire della musica creata lì.

Audio-Technica non ha investito soltanto nella creazione di questo luogo, ma anche nel suo impiego. L’azienda offre infatti delle “borse di registrazione” che consentono ai musicisti che partecipano all’apposito concorso di usare lo studio secondario dell’Analogue Foundation per un mese e mezzo, avendo anche vitto e alloggio pagati, così da poter registrare la propria musica lì. Il concorso è aperto a chiunque abbia competenze minime (in altre parole, chi sa cos’è un mixer ed è in grado di collegarvi un microfono o il proprio strumento) e punta proprio a formare i musicisti e far loro imparare come creare musica seguendo un processo analogico.

Ma non c’è solo questo. In un’altra parte dell’edificio è stato infatti aperto un “bar audiofilo” dove è possibile ascoltare la musica registrata nello studio e altro ancora. Il bar è stato costruito con particolari accorgimenti dedicati a ottenere la massima qualità del suono, a partire dall’impianto audio: un giradischi con base in marmo massiccio prodotto su commissione in Cechia, amplificatori a valvole realizzati appositamente, altoparlanti costruiti a mano usando tecniche e componenti degli anni ’50 (come i diffusori a corno, usati nei cinema per ottenere la migliore diffusione nello spazio ed evitare il classico effetto di “fonte puntiforme”). Il risultato è davvero convincente e ascoltare musica lì è un’esperienza certamente interessante.

Il dibattito tra sostenitori dell’analogico e del digitale non terminerà mai, e forse è bene che sia così. Ciascun metodo ha i suoi vantaggi e i suoi difetti, le sue peculiarità che lo rendono differente e aiutano ad apprezzare la musica in maniera diversa. Non necessariamente c’è un “meglio” o un “peggio”. La preservazione e la continuazione delle tecniche di registrazione e riproduzione analogiche, in un mondo sempre più digitale e iperconnesso, è però importante anche semplicemente dal punto di vista culturale, oltre che storico e tecnologico, e la quantità notevole di persone presenti all’inaugurazione dell’Analogue Foundation è una dimostrazione proprio di questo fatto.

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