Sgombero Xm24, ciò che la sinistra dovrebbe difendere lo abbatte con le ruspe


È cominciato lo sgombero del centro sociale bolognese in pieno stile salviniano, peccato che le ruspe siano targate Pd così come di centrosinistra è la daspo urbana voluta dalla giunta milanese di Beppe Sala

Da questa mattina, il centro sociale bolognese Xm24 è sotto sgombero. Alle 5.30 sono comparse diverse camionette delle forze dell’ordine, oltre a una ruspa, per mettere fine a un’esperienza solidale che andava avanti da ormai 17 anni. È un po’ di tempo che la giunta di centro-sinistra di Bologna, targata Virginio Merola, tratta con gli attivisti di XM24. L’amministrazione comunale vuole trasformare lo stabile in cui si trovano in un co-housing, dieci appartamenti che a quanto pare possono essere realizzati solo lì, mentre altre centinaia in città restano vuoti. Prima si parlava invece di fare una caserma e nel tempo si sono ripetute idee e progetti diversi, dando la sensazione che l’obiettivo primario fosse comunque “cancellare” XM24.

All’alba di oggi il cielo della Bolognina, il quartiere di XM24, è stato illuminato da fuochi d’artificio, una chiamata a raccolta della popolazione per difendere il centro sociale dallo sgombero. La cittadinanza ha molto a cuore quello spazio: c’erano una radio, una ciclofficina, un laboratorio di stampa serigrafica, una palestra di yoga e tessuti, una palestra di pugilato, una cucina popolare, un orto, una sala prove, una camera oscura, una libreria-biblioteca, un mercato contadino e altro ancora. Fornitore di servizi sociali, luogo di aggregazione, spazio di controcultura, eppure realtà indesiderata non solo dalla destra, ma anche dal centro-sinistra cittadino, quanto meno quello che governa Bologna.

Guardando le immagini dello sgombero, ciò che più colpisce è la presenza della ruspa. Un mezzo che assume un forte valore simbolico e che ha infatti portato Salvini, colui che detiene il brevetto della ruspa nel linguaggio politico, a lodare l’azione di questa mattina della giunta Pd: “Molto bene, la musica è cambiata: ordine, legalità e ruspe democratiche”, ha scritto. Come accade sempre più spesso ultimamente, il Pd si è impossessato del linguaggio e dei simboli di governo, provando a sciommiottarne il modus operandi. Per restare a questi giorni, basta pensare all’assurda polemica interna al partito sulla difesa di Ivan Scalfarotto dei diritti dei carcerati, o all’estensione coatta del daspo urbano a gran parte di Milano, voluta dalla giunta di Beppe Sala.

Nel centro-sinistra è in corso una rinuncia ai propri ideali per motivi elettorali. Nel caso di Bologna e dello sgombero delle ultime ore, si tratta di un cedimento alla dialettica del degrado e del decoro con cui solitamente la destra crocifigge i centri sociali, in un cocktail di luoghi comuni e false verità. Anche qui, chi più di tutti negli ultimi tempi si è contraddistinto per una guerra senza se e senza ma a queste realtà è Matteo Salvini, che a ogni contestazione di piazza o salvataggio di migranti ha sempre tirato in ballo “quelli dei centri sociali”, da lui considerati il male del paese.

Quelli dei centri sociali, invece, nel caso di Xm24 sono coloro che offrono servizi sociali in un quartiere in rapida trasformazione, dove le dinamiche di gentrificazione e speculazione edilizia stanno soffocando la cittadinanza più emarginata e povera. Una cittadinanza che trovava proprio in XM24 uno degli ultimi punti di riferimento e che da oggi si ritroverà sola. Che tutto questo sia diretta conseguenza dell’azione di una giunta del principale partito italiano di centro-sinistra, è inaccettabile. Ma in fin dei conti non stupisce. La giunta bolognese ha sposato quel modello di città escludente e classista a cui ci hanno abituato in questi anni i sindaci-sceriffi di destra di Como e altre città italiane e che nel farlo si sono serviti di strumenti forniti dal centro-sinistra, il decreto Minniti del 2017 su tutti.

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