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Siete contenti che agli Oscar 2026 abbiano trionfato i brutti e cattivi e che Timothée Chalamet sia rimasto a secco?

di webmaster | Mar 16, 2026 | Tecnologia


HOLLYWOOD CALIFORNIA  MARCH 15  Kylie Jenner and Timothe Chalamet attend the 98th Oscars at Dolby Theatre on March 15...

HOLLYWOOD, CALIFORNIA – MARCH 15: (L-R) Kylie Jenner and Timothée Chalamet attend the 98th Oscars at Dolby Theatre on March 15, 2026 in Hollywood, California. (Photo by Kevin Winter/Getty Images)Kevin Winter/Getty Images

Epica la vittoria di Jordan e di I peccatori che danno lustro a un genere generalmente snobbato dagli Academy come l’horror. Lo stesso vale per Amy Madigan, miglior attrice protagonista per Weapons – la vera vittoria degli outcast – e il ruolo di quella vecchiaccia strega brutta e cattiva e mangiabambini di zia Gladys (a questo abbiamo riservato un intero approfondimento, a cui vi indirizziamo). Da notare anche la vittoria di Sean Penn di Una battaglia dopo l’altra, che ha battuto Benicio del Toro nello stesso film con una parte ben più gradevole e quello gnocco del mostro di Frankenstein di Jacob Elordi. Una delle più grandi critiche cinematografiche italiane ha informalmente commentato che Elordi ha “recitato col c****”, e in effetti ampio spazio è stato dato alle inquadrature delle sue natiche rotondeggianti più che al suo volto sfregiato e dolente. Niente vittoria per lui, e nemmeno un Razzie per la sua esilarante performance in Cime tempestose. Tornando a Penn, tutti sapevano che, da sprezzante uomo contro quale è, non avrebbe ritirato – non lo ha fatto neanche con gli altri – il premio se avesse vinto, il che non giocava a suo favore. Eppure, con il ruolo del viscido razzista fanatico che si trasforma nello zerbino di quella suprema dea Kali che è la fuggitiva Perfidia ha dimostrato ancora una volta la sua mostruosa bravura. La curiosità qui sta che Lockjaw, incommensurabile esemplare di perdente della manosfera, ha battuto il Gustav Borg di Stellan Skarsgard, il favorito nei panni del regista padre egocentrico e assente, l’ennesimo attempato narcisista che si pente giusto in tempo per farsi fare da badanti dai figli.

Altre vittorie “felici”: Jessie Buckley ha vinto come migliore attrice protagonista per la straziante parabola sul lutto più grande, quello di perdere un figlio, di Hamnet – In nome del figlio. Curiosità: Jessie ha una carriera parallela – anche lei è una cantante eccezionale – come Amy Madigan. L’ultima nota va all’animazione. Kpop Demon Hunters ha vinto come miglior film animato e miglior canzone: da estimatori della Hallyu ammiriamo come i coreani (sebbene la produzione sia americana e i responsabili mezzi canadesi) continuino a essere rilevanti a Hollywood. Altri motivi per apprezzarne il successo: considerare che su quel film animato nessuno, nemmeno la Sony sua produttrice, ci aveva scommesso; notare che il sopravvalutato Arco ha perso e questo ci fa ben sperare che prima o poi gli Oscar accetteranno che la maggioranza dei film di animazione occidentali che beccano le statuette sono per lo più mediocri rispetto ai cugini orientali (quest’anno, gioielli di tecnica e narrativa come i film di Demon Slayer e Chainsaw Man sono stati candidati). Il viziato bimbo del futuro che è costato un’intera vita di ricerche alla sua famiglia per un capriccio ha perso contro un branco di adorabili pazze junkfood-addicted ammazzademoni che cantano inni alla diversità.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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