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Silicon Valley, la resa a Trump ci ha mostrato la vera faccia del mondo tech

di webmaster | Gen 11, 2026 | Tecnologia


Quando incontro Lemley nel suo ufficio a Stanford, a luglio, è pronto per andare in vacanza, con camicia hawaiana d’ordinanza. Nel semestre trascorso da quando ha “licenziato” Meta, pochissime persone potenti hanno seguito il suo esempio. In privato, lo incoraggiano; in pubblico, si tengono a distanza di sicurezza. Lemley ha persino pensato a come potrebbe andarsene se le cose si mettessero male per gli anti‑Trump. “Tutti quelli con cui ho parlato hanno una exit strategy definita“, dice. “Si chiedono: ‘Dove potrei ottenere più facilmente una nuova cittadinanza’“.

La capitolazione della Silicon Valley

Dovrebbe essere un grande momento per il mondo della tecnologia, guidato dal boom dell’intelligenza artificiale. Ma un’ombra è calata sulla Silicon Valley. La community è ancora prevalentemente orientata a sinistra; ma, con poche eccezioni, i suoi leader hanno reagito all’arrivo del nuovo presidente standosene zitti quando non corteggiando attivamente il governo. Un’immagine indelebile di questa situazione è quella dell’insediamento di Trump, dove il gotha dell’élite tecnologica, dopo aver doverosamente versato assegni milionari, ha occupato i posti in prima fila dell’evento.

Tutti nel mondo degli affari temono conseguenze nefaste, perché questa amministrazione è vendicativa, dice il venture capitalist David Hornik, una delle poche voci della resistenza a Trump. L’élite della Silicon Valley è quindi impegnata a corteggiare in una danza mortale un’amministrazione capricciosa. Prendete Tim Cook. A maggio, l’amministratore delegato di Apple ha declinato un invito a partecipare a un viaggio di 13mila chilometri con un entourage presidenziale diretto in Medio Oriente. Trump se n’è accorto e, in Qatar, ha detto di avere “un piccolo problema” con Cook. Il giorno seguente ha minacciato un dazio del 25% sugli iPhone.

Non sorprende che, quando la scorsa estate ho offerto ad alcuni dei più importanti dirigenti della Valley l’opportunità di sfogarsi, pochi abbiano risposto. I loro calendari erano così pieni che non c’era una sola data disponibile per le successive tre, quattro, sei settimane… Un ad noto per la sua logorrea con i giornalisti mi ha detto che stava cercando di “decomprimere” sul versante della politica. “Ma se volete parlare di AI o di agenti AI, fatemelo sapere!“, ha puntualizzato.

Un tempo, quando i leader del settore tecnologico non rispettavano i loro nobili valori, i dipendenti li tenevano in riga. I lavoratori di Google hanno notoriamente fatto pressione sui loro dirigenti affinché si battessero per la diversità e perché rinunciassero ai contratti militari. Implicita nella contestazione c’era sempre la minaccia che gli attivisti potessero trovare facilmente lavoro altrove. Poi è arrivato Elon Musk, che ha licenziato l’80% dei dipendenti di X senza che il social andasse a gambe all’aria.

Una svolta senza precedenti

Che cosa è successo alla Silicon Valley? Perché gli eroi della tecnologia, amanti della filosofa Ayn Rand, sono diventati i leccapiedi di Trump? Che senso ha avuto per Jeff Bezos acquistare il Washington Post in nome del progresso sociale, come lui stesso ha sostenuto, per poi, poco prima delle elezioni del 2024, bloccare l’endorsement della testata in favore di Kamala Harris e ripensare la sezione delle opinioni improntandola su “libertà personali e libero mercato“?



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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