“Una volta allertato, lo Iec raccoglie e verifica le informazioni con le autorità nazionali per comprendere la situazione e le sue possibili implicazioni“, spiega Shokr. “L’obiettivo è fornire aggiornamenti accurati e tempestivi al pubblico e a tutti gli stati membri”.
La comunicazione internazionale inizia poco dopo la conferma delle informazioni. In questa fase l’Aiea diffonde aggiornamenti, fornisce informazioni al pubblico e si coordina con le organizzazioni competenti.
L’impatto sull’ambiente
La diffusione di materiale radioattivo dipende dalla distanza e dalla modalità con cui le sostanze si muovono nell’aria, nell’acqua e nel suolo.
In caso di rottura delle strutture di contenimento, i gas possono viaggiare per lunghe distanze, anche se le concentrazioni diminuiscono con il tempo e lo spazio. I gas radioattivi di Fukushima, per esempio, hanno raggiunto il Nord America pur rimanendo a livelli innocui.
Gli isotopi più pesanti però si comportano in modo diverso. Quando entrano in uno specchio d’acqua vengono diluiti ma possono comunque avere ripercussioni sulla vita marina (e potenzialmente sui sistemi di desalinizzazione, nel caso del Golfo). Gli isotopi a vita lunga, come il cesio-137 e lo stronzio-90, possono depositarsi nel suolo, contaminare i terreni agricoli e le colture e persistere nell’ambiente per decenni.
Per gestire questi rischi, l’Aiea ha sviluppato standard di sicurezza finalizzati a mantenere la funzionalità dei sistemi critici anche in scenari ad alto rischio come il conflitto in corso in Medio Oriente.
Una volta identificata una falla, Shokr afferma che gli esperti valutano se le funzioni di sicurezza essenziali – come l’alimentazione elettrica, i sistemi di raffreddamento, l’integrità strutturale e le comunicazioni – sono ancora integre.
Se una di queste viene meno, l’agenzia valuta la probabilità di un rilascio radiologico e modella il modo in cui le radiazioni potrebbero diffondersi, utilizzando i dati meteorologici e i sistemi di monitoraggio internazionali.
Dal punto di vista della salute pubblica, il livello di esposizione diretta è il fattore più significativo. Se viene rilevata la dispersione di radiazioni, vengono attivati protocolli standard, tra cui misure di evacuazione, la distribuzione di compresse di iodio per ridurre l’assorbimento tiroideo dello iodio radioattivo e risposte di emergenza coordinate in base alla gravità dell’incidente.
Gli scenari più probabili e quelli peggiori
È improbabile che la maggior parte degli attacchi alle strutture nucleari iraniane scateni un disastro radiologico su larga scala. Gli impianti moderni integrano sistemi di sicurezza multipli, il che significa che anche in caso di danni, lo spegnimento e il raffreddamento di riserva possono impedire un rilascio significativo di radiazioni.

