Nei laboratori dell’Università del Maryland, negli Stati Uniti, è appena stata sviluppata la prima biancheria intima intelligente che, riuscendo a misurare la frequenza delle flatulenze, aiuterà i medici a poter documentare oggettivamente la presenza di gas intestinale in eccesso, cosa fino ad oggi difficile da fare utilizzando i test disponibili. Il nuovo dispositivo indossabile, chiamato Smart Underwear, è stato presentato in uno studio pubblicato su Biosensors and Bioelectronics.
La biancheria intima intelligente
Per sviluppare la biancheria intima intelligente, i ricercatori hanno messo a punto un piccolo dispositivo che si aggancia facilmente agli indumenti e utilizza sensori elettrochimici per misurare la produzione di gas intestinale, e più precisamente per monitorare l’attività del microbioma intestinale tramite l’idrogeno emesso dalle flatulenze. Per testarlo, poi, i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di partecipanti di indossare la biancheria intima intelligente per più di 11 ore al giorno. Dalle successive analisi, il team ha scoperto che i partecipanti producevano flatulenze in media 32 volte al giorno, più del doppio dei 14 eventi giornalieri spesso riportati nella letteratura scientifica. La variazione individuale, inoltre, era molto marcata, con totali giornalieri che andavano da un minimo di 4 eventi di flatulenza a un massimo di 59. “La misurazione oggettiva ci offre l’opportunità di aumentare il rigore scientifico in un’area che è stata difficile da studiare”, ha commentato l’autore dello studio, Brantley Hall.
L’essenza della flatulenza
La flatulenza, nella maggior parte dei casi, è composta principalmente da idrogeno, anidride carbonica e azoto, ma può contenere anche metano. Poiché l’idrogeno è prodotto esclusivamente dai microbi intestinali, il suo monitoraggio continuo nelle flatulenze fornisce una lettura diretta di quando e con quale intensità il microbioma intestinale fermenta i substrati alimentari. “Pensatelo come un monitor continuo del glucosio, ma per i gas intestinali”, ha spiegato Hall, sottolineando che il dispositivo ha rilevato con successo un aumento della produzione di idrogeno in seguito al consumo di inulina, una fibra prebiotica, con una sensibilità del 94,7%.
L’Atlante dei peti
Inoltre, per avere un valore di riferimento per la flatulenza, così come avviene già per altri parametri fisiologici, i ricercatori ora intendono lanciare negli Stati Uniti lo Human Flatus Atlas, ossia l’atlante delle flatulenze, un progetto che utilizzerà la biancheria intima intelligente appena messa a punto per misurare oggettivamente i modelli di flatulenza, diurni e notturni, in centinaia di partecipanti e correlarli con la dieta e la composizione del microbioma. Dati, quindi, che contribuiranno a stabilire il range normale di flatulenza. “Senza questo valore di riferimento, è difficile sapere quando la produzione di gas di una persona è davvero eccessiva”, ha concluso l’esperto. “Abbiamo imparato moltissimo sui microbi che vivono nell’intestino, ma meno su cosa stiano effettivamente facendo in un preciso momento”.


