La Sovranità dell’Intelligenza Artificiale: Italia ed Europa devono investire su se stesse

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (AI) è diventata un elemento cruciale per il progresso delle economie globali. In questo contesto, è fondamentale che l’Italia e l’Unione Europea non dipendano più esclusivamente da paesi terzi, come gli Stati Uniti, per sviluppare e implementare le proprie tecnologie AI. La corsa all’innovazione può trasformarsi rapidamente in una competizione geopolitica, con conseguenze severe per le imprese e l’intero tessuto economico. Sandro Parisi, CEO di Eudata, avverte dei rischi associati a una dipendenza continua da altri: in scenari estremi, come un possibile blocco della potenza di calcolo da parte degli Stati Uniti, le nostre aziende, in particolare nei settori più sensibili come la difesa, potrebbero subire impatti devastanti.

L’importanza della sovranità energetica per l’AI

Una delle sfide principali per l’Italia nell’ambito dell’AI è la necessità di garantire una sovranità energetica adeguata. L’AI richiede un supporto energetico significativo, e senza una rete di data center sufficientemente sviluppata, ogni sforzo rischia di essere vano. Parisi sottolinea che l’Italia dispone attualmente di solo uno o due data center in grado di sostenere le esigenze di capacità energetica necessarie. Per costruire una filiera di AI efficiente, occorre investire in infrastrutture energetiche e convertire aree dismesse in impianti per la produzione di energia verde. Queste azioni, sebbene necessarie, richiedono tempo e una pianificazione strategica a lungo termine, e al momento manca una visione complessiva che possa guidare questi sforzi.

Il ruolo della politica e delle competenze

Un altro aspetto cruciale è quello delle competenze. Le aziende devono dotarsi di professionisti altamente qualificati e avere voce in capitolo nei tavoli decisionali a livello europeo. Parisi evidenzia come la Francia abbia preso l’iniziativa, tracciando un percorso verso la sovranità dell’AI e spronando altri paesi a seguire l’esempio. In Italia, invece, il contesto è complesso e spesso le decisioni politiche tardano ad arrivare. Le normative europee, anche se comuni, non devono diventare un alibi per l’inerzia. Serve una maggiore determinazione e assertività da parte della politica italiana per affrontare con successo le sfide legate all’AI.

Prevenire il lock-in dell’AI e affrontare le sfide geopolitiche

Evitare il lock-in dell’AI è fondamentale per la competitività europea. Le aziende devono essere in grado di adattarsi e utilizzare vari modelli tecnologici senza restare vincolate a soluzioni di altri paesi. Questo approccio consapevole e flessibile renderà le aziende italiane e europee meno vulnerabili a eventuali crisi geopolitiche, come la possibilità che gli Stati Uniti possano limitare l’accesso alle risorse di calcolo. Parisi osserva che c’è già una sensibilità crescente su queste tematiche tra le aziende, che sono pronte a investire in tecnologie che aumentano la produttività, ma è fondamentale che ci sia un impegno collettivo e coordinato a livello nazionale e comunitario.

Conclusione

L’Italia e l’Unione Europea hanno davanti a sé un compito decisivo: costruire una vera sovranità tecnologica nell’ambito dell’AI. Il percorso non sarà semplice e richiederà investimenti in infrastrutture energetiche, sviluppo di competenze specialistiche e una visione politica chiara e proattiva. Iniziative tese a convertire aree dismesse in impianti energetici e ad aumentare la partecipazione delle aziende nei processi decisionali sono passi fondamentali. Solo così si potrà garantire un futuro competitivo e autonoma per il sistema Paese e per l’Europa, in un panorama globale sempre più complesso e interconnesso.