Per un paese che ambisce a presidiare anche i nuovi mercati extra-atmosferici del ānew spaceā (tra cui lo space mining, citato in modo esplicito nel Libro Bianco), un consolidamento industriale centrato perlopiù sulla domanda della difesa rischia di stabilizzare una struttura produttiva meno orientata a logiche di sperimentazione rapida, sviluppo iterativo e assunzione del rischio tecnologico. In unāindustria spaziale costituita per oltre lā80% da pmi, resta inoltre aperta una questione cruciale: facilitare lāintegrazione nelle filiere della difesa ĆØ sufficiente a risolvere i problemi di accesso al capitale di rischio e di sfruttamento delle innovazioni proprietarie? Si tratta di questioni in buona parte dipendenti dalle difficoltĆ delle pmi nell’accesso diretto al mercato tramite appalti pubblici. Ed ĆØ lāappalto pubblico a definire lāarchitettura del mercato.
La massa critica di Bromo versus Starlink
Nel mentre, il tentativo più ambizioso per fronteggiare la crisi di competitivitĆ dellāupstream europeo ha un nome che evoca un vulcano indonesiano: Project Bromo. Il 23 ottobre del 2025, Leonardo, Airbus e Thales hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) per costituire una joint venture nel settore satellitare, con una valutazione stimata intorno agli 11,6 miliardi di dollari. Airbus deterrĆ il 35% della nuova entitĆ , Leonardo e Thales il 32,5% ciascuno. La societĆ , che avrĆ sede a Tolosa, punta alla piena operativitĆ entro il 2027, previo via libera dellāantitrust.
Nel perimetro confluiranno le attivitĆ satellitari di Airbus Defence and Space, la divisione Spazio di Leonardo con le sue quote in Telespazio e Thales Alenia Space, e le partecipazioni di Thales nelle stesse joint venture. Risultato atteso: fatturato pro forma di circa 6,5 miliardi di euro, 25mila dipendenti in Europa e un portafoglio ordini superiore a tre anni di ricavi.
Il confronto con Starlink ĆØ inevitabile, ma per alcuni aspetti fuorviante. Bromo ĆØ unāintegrazione orizzontale: può generare massa critica, ridurre duplicazioni, rafforzare il potere contrattuale. Ma non cambia necessariamente il modello di business, nĆ© garantisce la compressione dei costi, il vero vantaggio dellāazienda di Elon Musk (che potrebbe peraltro consolidarsi dopo lāacquisizione di xAi da parte di SpaceX e lāeventuale accelerazione dei progressi di Starship). Del Monte ĆØ diretto: ālāEuropa deve evitare che tra due o tre anni qualcuno dica āĆØ troppo tardi, compriamo tutto da luiāā.
LāesiguitĆ dei margini dellāupstream manifatturiero europeo ĆØ un dato reale. Ma lāindustria spaziale va misurata anche come sistema, non come singolo nodo. Quando Istat e Asi certificano che la produttivitĆ del lavoro delle imprese spaziali supera del 65% la media nazionale, e lo Space Economy Evolution Lab di Sda Bocconi registra nel 2024 un EBITDA al 10,7% su un ecosistema in crescita a due cifre, non ĆØ più questione di narrazioni contrastanti: ĆØ la storia di un valore diffuso, capace di andare oltre il bilancio dei grandi prime.


