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Spermatozoi, nello spazio perdono l’orientamento e non raggiungono più l’ovulo (altro che specie multiplanetaria)

di webmaster | Mar 30, 2026 | Tecnologia


Come cambia la fecondazione nello spazio

Nonostante le difficoltà nel “trovare la direzione”, la fecondazione in vitro è comunque riuscita. Nei topi, il tasso di fertilizzazione è però diminuito di circa il 30% quando spermatozoi e ovuli sono rimasti a contatto per quattro ore in microgravità. Anche nei suini si è osservata una riduzione del numero di embrioni in grado di svilupparsi fino allo stadio di blastocisti, il primo segnale di sviluppo embrionale.

Nei pochi casi in cui le blastocisti si sono effettivamente formati, i ricercatori hanno individuato un pattern anomalo nelle cellule, che non si sono distribuite come avverrebbe di norma. Sulla Terra, nei primi stadi di sviluppo l’embrione distribuisce le proprie cellule tra la massa interna, destinata a diventare il feto, e il trofoblasto, che darà origine alla placenta, mantenendo proporzioni relativamente stabili.

In microgravità, tuttavia, questa architettura cambia. Negli embrioni di maiale, per esempio, aumenta in modo evidente il numero di cellule destinate alla massa interna e diminuisce la proporzione del trofoblasto, a dimostrazione di come dell’ambiente possa alterare processi cellulari fondamentali fin dalle prime fasi dello sviluppo.

Come ovviare alla microgravità

I ricercatori hanno anche provato a capire se fosse possibile compensare l’assenza della forza gravitazionale che la Terra esercita sulle cellule attraverso espedienti chimici. L’utilizzo di progesterone, l’ormone che l’ovulo rilascia per attrarre gli spermatozoi, ha migliorato la capacità di orientamento e movimento dei gameti. Sebbene le dosi utilizzate dal team superassero quelle prodotte naturalmente dall’organismo, il risultato apre la strada a possibili interventi chimici o tecnologici in grado di facilitare la riproduzione in ambienti spaziali.

La nuova ricerca si aggiunge al crescente elenco di sfide biologiche per la riproduzione fuori dalla Terra. Le evidenze mostrano che la microgravità altera la funzione immunitaria delle cellule umane e modifica la distribuzione dei fluidi corporei. A questo vanno poi aggiunte le radiazioni spaziali, che possono danneggiare il dna di gameti ed embrioni, compromettere la fertilità e aumentare il rischio di malformazioni. Mentre l’assenza di cicli circadiani stabili e lo stress fisiologico prolungato possono alterare ormoni chiave per l’ovulazione, l’impianto e la gravidanza.

Nel loro insieme, questi fattori non escludono del tutto la riproduzione umana nello spazio, che però richiederà quantomeno ambienti controllati e nuove strategie biomediche.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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