[ad_1] Un virus che sta falcidiando gli allevamenti di gamberi in Asia e Australia potrebbe rivelarsi anche più pericoloso del previsto. Il Covert mortality nodavirus (CmNV) non rappresenta infatti un rischio solamente per il comparto zootecnico, ma anche per la…
Un virus che sta falcidiando gli allevamenti di gamberi in Asia e Australia potrebbe rivelarsi anche più pericoloso del previsto. Il Covert mortality nodavirus (CmNV) non rappresenta infatti un rischio solamente per il comparto zootecnico, ma anche per la salute umana. Stando agli autori di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology, il virus potrebbe causare una malattia nota come uveite anteriore virale con ipertensione oculare persistente (Poh-Vau), una grave infiammazione dell’occhio che può portare anche alla perdita della vista.
La malattia
La Poh-Vau non è una semplice irritazione. Si tratta di una condizione clinica complessa, caratterizzata da un’infiammazione acuta che si accompagna a un pericoloso aumento della pressione intraoculare. Se non trattata tempestivamente, l’ipertensione oculare danneggia irreparabilmente il nervo ottico, portando al glaucoma e, nei casi più gravi, alla cecità. Fino a oggi, i medici attribuivano queste manifestazioni esclusivamente a patogeni umani ben noti come herpes o rosolia.
I primi indizi
L’indagine è partita dall’osservazione di pazienti affetti da forme atipiche di uveite. Utilizzando tecniche di sequenziamento genetico avanzato, i ricercatori hanno identificato la presenza di particelle virali insolite all’interno di campioni prelevati dagli occhi dei malati. La struttura non corrispondeva a quella dei comuni virus umani, ma presentava un corredo genetico sovrapponibile a quello del CmNV, un patogeno estremamente noto nel settore dell’acquacoltura ma mai considerato un pericolo per la nostra specie.
La conferma sui modelli animali
Per confermare il sospetto, il team di ricerca ha isolato il virus dai campioni umani e lo ha inoculato in modelli murini. I risultati hanno confermato l’ipotesi iniziale: i topi hanno sviluppato sintomi analoghi a quelli riscontrati nei pazienti, inclusa l’infiammazione dei tessuti oculari. Lo studio ha inoltre dimostrato che il virus è in grado di replicarsi nelle cellule della retina umana in vitro, suggerendo che il salto di specie (lo spillover) non sia solo possibile, ma probabilmente già in atto.
Un nuovo spillover acquatico
Se confermati, i risultati indicano il primo caso documentato di un virus acquatico capace di causare malattie oculari nell’essere umano. La scoperta solleva interrogativi urgenti sulla biosicurezza nelle filiere alimentari. Sebbene i risultati debbano essere ulteriormente validati, il legame tra il virus e la Poh-Vau evidenzia la fragilità dei confini tra salute animale e umana. In futuro, sarà necessario monitorare con maggiore attenzione i lavoratori del settore ittico e considerare l’esposizione a patogeni dell’acquacoltura come un fattore di rischio concreto.
