I fossili risalgono a circa 95 milioni di anni fa e appartengono quindi al Cretaceo. All’epoca il Sahara non era ancora un deserto, ma un ambiente caldo e umido costellato da fiumi, paludi, foreste e laghi. Alcuni paleontologi paragonano la fauna del tempo a quella dell’Amazzonia contemporanea, vista la convivenza di coccodrilli giganti, pesci di grandi dimensioni e dinosauri che presidiavano gli ambienti fluviali.
La scoperta è significativa anche dal punto di vista geografico. Lo Spinosaurus mirabilis proviene infatti da una regione dell’entroterra nordafricano dove finora gli spinosauridi non erano mai stati identificati con certezza, un aspetto che amplia l’area conosciuta in cui era presente questo gruppo di predatori. Allo stesso tempo, i ricercatori sottolineano che i resti rinvenuti restano frammentari: i nuovi fossili aiutano a chiarire alcuni aspetti della morfologia e dello stile di vita di questi dinosauri, ma lasciano aperte ancora molte domande sulla loro biologia e sul loro comportamento.
Com’era fatto lo Spinosaurus mirabilis
Proprio dall’analisi dei reperti emergono indicazioni più chiare sull’aspetto dello Spinosaurus mirabilis. I ricercatori ipotizzano che la cresta fosse rivestita di cheratina, probabilmente caratterizzata da colorazioni intense e da una forma a scimitarra che si incurvava verso l’alto. I denti inseriti nella ricostruzione rivelano inoltre che la mandibola inferiore sporgeva leggermente in avanti, un adattamento comune nei dinosauri ittiofagi, che consentiva di migliorare la presa sulle prede scivolose facilitandone la cattura.
“Immagino questo dinosauro come una sorta di ‘airone infernale’ [un riferimento al Ceratosuchops inferodios, ndr], che non aveva difficoltà a muoversi con le sue robuste zampe anche in due metri d’acqua ma che probabilmente trascorreva la maggior parte del tempo in agguato in acque meno profonde, dove poteva catturare molti pesci di grandi dimensioni durante il giorno”, ha spiegato Paul Sereno, professore di biologia all’Università di Chicago e responsabile del gruppo di ricerca che ha realizzato lo studio.
La storia degli spinosauridi
La ricerca ricostruisce anche l’evoluzione degli spinosauridi, un percorso segnato da tre grandi fasi. La prima risale al Giurassico, quando questi dinosauri svilupparono il loro tratto più distintivo, un muso lungo e stretto pensato per la pesca. Nel Cretaceo inferiore divennero poi i predatori dominanti degli ambienti attorno all’antico oceano Tetide, prosperando lungo fiumi, delta e pianure alluvionali. L’ultima fase ebbe inizio poco prima del Cretaceo superiore, con l’apertura dell’oceano Atlantico: in quel periodo gli spinosauridi raggiunsero le dimensioni più imponenti e affinarono ulteriormente la caccia in acque poco profonde.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


