Tutte le aziende del segmento guardano alla grande all’estero. “Il 79,2% del fatturato complessivo proviene dall’estero. Tale apertura ai mercati oltre confine risulta superiore sia a quella del comparto Winter Sports (54,1%), sia a quella della Sport & Outdoor industry italiana manifatturiera (64,3%) e sia a quella della moda italiana massmarket (ferma al 37,0% contro il 70,6% dei prodotti di alta gamma)”, notano gli analisti. Con quote di export maggiori del 90% si distinguono Core (95,7%), l’altoatesina Engo (94,0%), controllata dalla TechnoAlpin, Tecnica (93,3%) e Rocca (90,7%).
Di chi sono le aziende dell’industria dedicata agli sport invernali
Nel settore, sottolinea Mediobanca, prevalgono “di gran lunga le imprese a controllo italiano” che rappresentano il 90,3% delle vendite complessive; quelle a controllo estero si fermano quindi a un decimo del totale. “Tale quota – si legge – è inferiore sia a quella registrata dalla Sport & Outdoor industry italiana, dove la presenza di gruppi stranieri si attesta al 25,9%, sia soprattutto a quella della moda dove l’azionista estero, che predilige l’alto di gamma, tocca il 38,8% dei ricavi totali”.
Allargando lo sguardo a tutto il mondo, la ricerca mette in luce che l’apertura al capitale verso fondi di private equity è “rilevante” per le società che producono attrezzatura da sci. Tre dei sette maggiori operatori interamente controllati da fondi: l’americana Elevate Outdoor Collective è controllata da Kohlberg & Company; la francese Rossignol è nelle mani di Altor Equity Partners mentre KJK possiede la slovena Elan. Tecnica Group, a controllo familiare, è partecipata al 40% da Italmobiliare, mentre Amer Sports è quotata. Solo Fischer e HTM sono interamente a proprietà familiare. Diverso, invece, per lo snowboard: in questo caso, il grado di apertura dell’equity è limitato e solo la statunitense Mervin Manufacturing fa capo a un fondo di private equity, mentre tutti gli altri principali operatori sono a controllo familiare.


