[ad_1] Fermare l’abuso di spyware in Europa e un appello diretto alle vittime: denunciate. Sono queste le prime richieste del nuovo intergruppo del Parlamento europeo dedicato ai software spia, che sarà presentato il 21 gennaio a Strasburgo. Una "commissione d'inchiesta…
Fermare l’abuso di spyware in Europa e un appello diretto alle vittime: denunciate. Sono queste le prime richieste del nuovo intergruppo del Parlamento europeo dedicato ai software spia, che sarà presentato il 21 gennaio a Strasburgo. Una “commissione d’inchiesta informale” contro gli abusi, la definisce Sandro Ruotolo, europarlamentare del gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (eletto nelle fila del Partito democratico) e promotore dell’iniziativa, che sarà affiancato da Saskia Bricmont (Verdi/Alleanza libera europea), Krzysztof Brejza (Partito popolare europeo) e Veronika Cifrová Ostrihoňová (Renew).
Un tema diventato urgente in Italia dopo il caso Paragon, l’azienda israeliana che ha sviluppato Graphite, uno spyware sfruttato anche dalla nostra intelligence. Sono stati decine gli utenti italiani allertati da Meta e Apple perché si trovavano nel mirino di un software spia, tanti ancora quelli che non ne sono a conoscenza. Tra loro, anche giornalisti e attivisti. “È inaccettabile che il governo si rifiuti di fare chiarezza”, dice Ruotolo a Wired.
Come siamo arrivati a questo punto
Il precedente della commissione d’inchiesta Pega
Non è la prima volta che il Parlamento europeo si occupa di spyware, programmi malevoli in grado di prendere il controllo di un dispositivo, nei casi più sofisticati sfruttando le cosiddette vulnerabilità zero click, cioè che non prevedono alcun ruolo attivo da parte della vittima.
Strumenti che le aziende produttrici, tra cui molte italiane, dichiarano di vendere solo ad apparati statali per contrastare criminalità e terrorismo. Negli anni, però, sono stati documentati ripetuti abusi. Un problema diventato chiaro anche in Europa nel 2021, grazie a un’indagine transnazionale condotta da 17 testate giornalistiche, coordinate dal collettivo internazionale di giornaliste e giornalisti Forbidden Stories e supportate dal team tecnico della ong Amnesty International. Lavoro che ha individuato tracce di Pegasus – spyware di un’altra impresa israeliana (Nso Group) – sui dispositivi di giornalisti, attivisti, avvocati, politici e giudici in Polonia, Spagna, Grecia e Ungheria.
Una rivelazione senza precedenti nel perimetro dell’Unione, che ha dato input a una commissione d’inchiesta europarlamentare chiamata Pega. Si è conclusa a giugno 2023 con una serie di raccomandazioni rivolte a Consiglio e Commissione europei, che puntavano a limitare l’uso statale degli spyware in Europa a “casi eccezionali e specifici”, condannandone l’impiego per “monitorare, ricattare, intimidire, manipolare e screditare l’opposizione, i critici e la società civile, eliminare il controllo democratico e la libertà di stampa, manipolare le elezioni e minare lo Stato di diritto“. “Il commercio e l’uso degli spyware devono essere rigorosamente regolamentati”, si legge nel documento.
Software spia, una minaccia troppo sottovalutata
Tre anni dopo, però, nulla è cambiato. La trasparenza promessa si è rivelata un bluff. “I ripetuti scandali indicano un fenomeno esteso: una rete di sorveglianza politica, commerciale e militare che attraversa l’Europa e mina la libertà di stampa e i diritti fondamentali“, afferma Ruotolo, che aggiunge: “Lo spionaggio illegale è proprio dei regimi ed è segno di una profonda regressione democratica“. Da qui la scelta di creare un intergruppo parlamentare: “Con i nuovi equilibri politici, era l’unica strada possibile – precisa l’eurodeputato –. Il Partito popolare europeo, oggi partito di maggioranza relativa, non avrebbe mai consentito l’istituzione di una nuova commissione d’inchiesta“.
