Stranger Things, abbiamo incontrato Gaten Matarazzo e Caleb McLaughlin


Per l’uscita della terza stagione di Stranger Things, abbiamo incontrato i giovani interpreti di Dustin Henderson e Lucas Sinclair, che ci hanno raccontato la loro vita al di fuori di Hawkins

Gaten Matarazzo e Caleb McLaughlin sono le due giovani star protagoniste dell’appena tornato sui nostri schermi Stranger Things. Gli alter ego in carne e ossa di Dustin Henderson e Lucas Sinclair hanno abbandonato la tranquilla Hawkins per incontrarci nel cuore di Roma, dove ci hanno raccontato la terza stagione della serie, già disponibile su Netflix.

Si tratta di otto episodi che, tra primi amori, luna park spaventosi e villain misteriosi, riportano i Goonies del ventunesimo secolo nei gloriosi anni Ottanta.

 E, se Gaten Matarazzo definisce la nuova stagione “più grande e ricca di luci al neon”, Caleb McLaughlin consacra i nuovi episodi “il punto massimo della serie”. 

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A tre anni dal debutto di Stranger Things, Dustin e Lucas sono cresciuti insieme ai loro interpreti affrontando, tra realtà parallele e creature mostruose, la complicata fase dell’adolescenza e – come sembrano aver dimostrato in tutte le loro apparizioni pubbliche – diventando prima di tutto amici: “Ormai ci conosciamo tutti. Siamo come fratelli, ci vogliamo bene. Ogni stagione passiamo otto mesi insieme e ci divertiamo sul set. I fratelli Duffer e Shawn Levy ci proteggono”,  racconta McLaughlin. Gli fa eco Matarazzo che conferma l’atmosfera felice che si respira sul set di Stranger Things: “Ogni persona che entra nel cast, si sente a casa e diventa parte della famiglia”. 

Tra sfumature horror e humour dark, il nuovo capitolo di Stranger Things abbandona le ombre della seconda stagione per riportare gli antieroi di Hawkins in una nuova avventura ricca di citazioni cinematografiche e musicali: “Amo la musica, la moda, il rap e l’hip hop degli anni Ottanta. Un decennio in cui è nata una nuova era della cultura moderna. Non ho vissuto quegli anni, è vero, ma li ho studiati. Almeno un po’”, scherza il giovane interprete di Lucas Sinclair.

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Visti da vicino, Gaten Matarazzo e Caleb McLaughlin non sono poi così diversi dai personaggi che interpretano in Stranger Things. Abbandonate le biciclette e i walkie talkie, le giovani star indossano giacche rosa e camicie floreali. E dicono di non sottovalutare i pericoli di un altro Sottosopra, forse altrettanto spinoso per giovanissimi come loro: il jet set di Hollywood. “A volte è difficile e stressante. È un mondo strano in cui ti devi ricordare sempre chi sei. Puoi trovare supporto e ispirazione ma anche odio, negatività e paura. Allora devi fare un passo indietro” – svela Matarazzo. “È importante capire perché fai quello che fai. I miei genitori me lo chiedono sempre, specialmente sul set. Il segreto è circondarsi di persone che ti amano e ti supportano e allontanare le persone che vogliono solo qualcosa in cambio”.

Una realtà confermata dallo stesso McLaughlin che sottolinea i lati positivi del successo: “Ora mi conoscono tutti, viaggio in tutto il mondo, succede che mi riconoscano anche qui in Italia. I miei genitori mi seguono ovunque per tenermi coi piedi per terra”. 

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Ma che cosa rende Stranger Things uno degli sceneggiati più iconici degli ultimi anni? “Non è facile capire perché tante persone e tante culture diverse amino lo show” – continua Matarazzo – “ma è un grande onore per noi. Stranger Things è il riflesso dell’infanzia”. Uno show di cui, viaggiando con la fantasia, sogniamo un revival interpretato dagli stessi attori divenuti adulti.

Hawkins è una città folle, ma ci tornerei”, scherza McLaughlin mentre Matarazzo, con l’ironia del suo Dustin Henderson, conclude con un ipotetico: “Chi lo sa. Sarebbe divertente”. E considerato il successo della terza stagione, Stranger Things ci sembra tutt’altro che finita qui (o così speriamo).

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