E nonostante il 14 aprile il prezzo del greggio sia sceso sotto 100 dollari e ci siano segnali di una ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, secondo gli analisti, l’incertezza attorno a Hormuz è destinata a mantenere i mercati volatili.
“Mi aspetto che i prezzi aumentino nel corso della settimana”, spiega Arne Lohmann Rasmussen, analista capo e responsabile della ricerca di Global risk management. “A risentirne per primi saranno i mercati del greggio, in particolare il segmento dei petroli acidi medio-pesanti esportati dall’Iran”.
L’Iran esporta anche gas di petrolio liquefatto (Gpl) e quantità minori di prodotti raffinati, esercitando ulteriore pressione su un mercato già teso come quello asiatico, aggiunge Rasmussen. La Cina assorbiva una quota significativa di questi flussi. “Il piano degli Stati Uniti di fermare le navi che pagano un pedaggio all’Iran potrebbe estendere ulteriormente il blocco ad altre imbarcazioni e tradursi, di fatto, in un arresto quasi totale del transito”, continua.
Cosa dice il diritto?
L’Iran ha di fatto limitato il traffico nello stretto dall’inizio della guerra, con gli attacchi di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio, consentendo il passaggio solo a un numero ristretto di navi. Il fatto che uno stato avesse deciso di far pagare per il transito in uno stretto naturale strategico è diventato una questione giuridica centrale.
“Lo stretto è una via d’acqua internazionale e non esiste alcuna base giuridica per imporre un pedaggio”, spiega Lohmann Rasmussen. “Il diritto internazionale vieta esplicitamente agli stati di far pagare le navi che attraversano le acque territoriali, soprattutto quando si tratta di vie d’acqua naturali: il Canale di Suez, per esempio, è artificiale”.
Al contrario di canali artificiali come quello di Suez o di Panama, Hormuz è uno stretto naturale internazionale, dove le navi godono del diritto di transito.
“Non è legale e contraddice la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), che riconosce agli stati costieri margini limitati per imporre pagamenti per la navigazione costiera o per ragioni ambientali, ma non per il semplice passaggio”, afferma Sean Burgin.
L’Unclos sancisce che l’imposizione di pedaggi, diritti di passaggio o tariffe di transito alle navi straniere negli stretti internazionali e nelle acque territoriali è in gran parte vietata.


