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Sul tema social network ai minori, l’Italia è ancora ferma agli annunci (e alle polemiche)

di webmaster | Mar 31, 2026 | Tecnologia


Mentre aumentano i governi che hanno adottato leggi o sono prossimi a passare all’azione per vietare l’uso dei social network ai minori, in Italia si va avanti tra discussioni e polemiche. Proliferano gli annunci, a firma di maggioranza e opposizione, ma senza passare poi ai fatti.

Un paradosso, se si considera che era il 2023 quando il partito Azione presentò la prima proposta per regolamentare l’uso delle piattaforme da parte dei minori e un’ulteriore iniziativa fu lanciata nel 2024 da Partito democratico e Fratelli d’Italia, prime firmatarie rispettivamente la deputata Marianna Madia e la senatrice Lavinia Mennuni. Non solo, il cosiddetto ddl Social, cioè il disegno di legge n. 1136 Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale presentato lo scorso ottobre e che vede ancora una volta la senatrice Mennuni di Fratelli d’Italia nel ruolo di promotrice, si è impantanato per ragioni a dir poco “oscure”.

Come controllare i social per proteggere i minori, i casi nel mondo

Il Garante della Privacy smentisce Valditara

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha attribuito l’impasse “al problema della privacy” facendo intendere che fosse “colpa” del Garante per la protezione dei dati personali se la situazione è ancora bloccata.

Immeditata la replica dell’Autorità che in una nota ripercorre l’iter: “Tra agosto e i primi di settembre, il Governo ha coinvolto l’Autorità nella risoluzione delle criticità presenti nel testo originario sotto il profilo della protezione dei dati personali. Il nuovo testo, presentato dal Relatore il 24 settembre 2025, recepisce le indicazioni formulate dal Garante sui profili sottoposti alla sua attenzione. L’esame del provvedimento in Commissione risulta tuttavia fermo al 21 ottobre 2025, per ragioni che non risultano note all’Autorità”.

Insomma, la solita scena all’italiana. E si va avanti con a proliferazione delle proposte, ultima quella a firma di Noi Moderati, a firma della segretaria del partito Mara Carfagna e della senatrice Mariastella Gelmini per fissare un sistema di regole chiare.

Cosa sta succedendo nel resto del mondo

Intanto si iniziano a toccare con mano i primi effetti delle misure attive in altri stati, a partire dall’Australia, prima al mondo ad aver approvato una legge che inibisce l’accesso ai minori di 16 anni alle dieci principali piattaforme social. La legge è entrata in vigore a dicembre, ma a tre mesi di distanza le cose non stanno andando così bene: l’Agenzia per la sicurezza online ha annunciato che oltre 5 milioni di account aperti da minori sono stati disattivati dalle piattaforme social. Mentre una quota significativa di bambini australiani continua ad accedere alle piattaforme, in particolare a Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. “L’Australia non permetterà ai giganti dei social di prenderci in giro. Se queste aziende vogliono fare affari in Australia, devono rispettare le leggi”, ha dichiarato la ​​ministra delle Comunicazioni Anika Wells. E si lavora già alle sanzioni, che saranno decise entro metà anno. Si parla di multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 29,5 milioni di euro).



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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