Siamo immersi in un film in costume tra candele tremolanti, corsetti stretti e drammi ottocenteschi, quando all’improvviso ci distraiamo. Non per la trama, ma per un volto. Glass skin, contouring, filler, tutte cose che, semplicemente, non urlano 1800. Così, d’un tratto ci ritroviamo immersi in quella sensazione straniante per cui riusciamo solo a pensare che quel personaggio sembra qualcuno che sa cosa sia uno smartphone anche se dovrebbe vivere senza elettricità. Questa sensazione, sui social ha preso il nome di “iPhone face”.
Pelle perfetta in epoche senza dermatologi, capelli luminosi in contesti senza shampoo, denti da spot in mondi senza igiene dentale. Il paradosso sta tutto qui: il cinema storico spesso restituisce un passato fin troppo levigato e ordinato.
Tutto comincia nel Medioevo (ma su Twitter)
La scena zero del fenomeno ha luogo nel 2019 con The King, film di David Michôd ambientato nel Quattrocento e ispirato all’opera di Shakespeare. Timothée Chalamet interpreta Enrico V d’Inghilterra, giovane sovrano riluttante trascinato alla guerra, mentre Lily-Rose Depp è Caterina di Valois. Armature, fango, intrighi medievali: tutto al posto giusto. Tranne, secondo molti spettatori, quei volti troppo contemporanei.
È in quel contesto che “iPhone face” è diventata la formula perfetta per descrivere una dissonanza visiva: non un errore evidente, ma una sensazione di fuori posto difficile da ignorare. Da lì, il termine è entrato nel vocabolario pop del cinefilo online e ogni film in costume è diventato terreno fertile per la domanda fatale: volto credibile o volto da skincare routine in dodici step?
Il ritorno del dibattito tra balli Regency e gotico patinato
Negli ultimi mesi la conversazione è riesplosa, complice una nuova ondata di period drama. Uno dei casi più evidenti è Bridgerton, tra ambientazione Regency, sensibilità pop e pelle glow. Non è realismo storico, ma fantasy romantico travestito da drama in costume.
Poi arrivano i nuovi adattamenti letterari, primo tra tutti Cime Tempestose, e il discorso si riaccende. Perché quel mondo dovrebbe essere sporco, selvaggio, emotivamente ruvido e invece sembra una campagna editoriale di un giornale di moda ambientata nella brughiera.
Il vento muove i tessuti come in uno shooting con un filtro vintage, i capelli restano composti, la sporcizia e il sangue diventano pittorici. Anche quando il racconto insiste sul tormento tra fango e dolore, tutto conserva una qualità estetica controllata. E lì il pubblico si divide: c’è chi vuole realismo, chi vuole bellezza e chi vuole entrambe le cose.
Ma cosa rende un volto “troppo moderno”?
Pelle che sembra di porcellana, sopracciglia perfette, visi armonizzati, corpi scolpiti da pilates reformer. Una pulizia visiva che il passato, banalmente, non poteva avere. E anche quando le produzioni provano a inserire imperfezioni — come il dente mancante di Heathcliff nel nuovo adattamento interpretato da Jacob Elordi — l’impressione generale resta quella di una bellezza controllata. Una patina che non apparteneva a quel passato.


