Un dato preoccupante riguarda la cosiddetta ideologia ibrida: una quota crescente di soggetti radicalizzati non aderisce a una sola ideologia estremista, ma mescola elementi di destre radicali, nichilismo, accelerazionismo e fascinazione per la violenza amplificata dal contesto digitale. Un profilo sfuggente, difficile da intercettare con i modelli tradizionali e che coinvolge anche i giovanissimi: nel triennio 2023-25 c’è stato un incremento del 285% di operazioni con minori, coinvolti in 4 operazioni su 10.
Il fondale marino come campo di battaglia
Ma la battaglia ibrida si combatte, al giorno d’oggi, anche sui fondali marini e oceanici, dove transitano il 95% dei flussi dati mondiali attraverso cavi sottomarini in fibra ottica: parliamo di circa 485 cavi per una lunghezza complessiva di oltre 900mila miglia (pari a oltre 1,6 milioni di chilometri). Un’infrastruttura invisibile, dispersa e profondamente vulnerabile. E sulla quale, anche qui, la Cina gioca un ruolo di primo piano.
L’Italia, al centro del Mediterraneo, è uno snodo fisico e digitale esposto a questi rischi, ma anche strategicamente rilevante per la continuità delle connessioni tra Europa, Nordafrica e Medio Oriente. Non è un caso che il sottosegretario Mantovano citi tra i cantieri strategici del prossimo futuro la posa a Genova del cavo BlueMed, pur non menzionato dal rapporto dell’intelligence, che fa parte del Blue-Raman: una dorsale digitale che collegherà Europa e India senza passare dal canale di Suez, con effetti diretti sull’ecosistema dell’intelligenza artificiale e sulla riduzione della dipendenza tecnologica da Russia e Cina.
Gli eventi recenti, quali l’attacco ai gasdotti Nord Stream, il danneggiamento del Balticconnector nel 2023, i guasti ai cavi nel mar Baltico e in alcune aree dell’Indopacifico, hanno dimostrato che le infrastrutture sottomarine “sono vulnerabili non solo ad azioni classiche, ma anche a interferenze intenzionali a basso costo, capaci di generare interruzioni e, soprattutto, incertezza”.
La postura difensiva si regge su uno schema che la relazione individua con precisione: rilevamento-attribuzione-decisione-ripristino. Per il dominio sottomarino, la velocità di questo ciclo è “una variabile determinante”.
Sovranità tecnologica, come ridurre i punti di pressione
Il rapporto distingue, infine, tra due dimensioni: la sovranità tecnologica (controllare le tecnologie strategiche come semiconduttori e infrastrutture cloud) e la sovranità digitale (la capacità di controllare dati, algoritmi, applicazioni e infrastrutture. Ma è su quella tecnologica che si sofferma la relazione 2026, come terzo concetto chiave. Gli stati che dipendono dall’estero per semiconduttori, software o cloud di grandi player stranieri, infatti, hanno “punti di pressione” che possono essere sfruttati ampiamente. E allora, come spiega Rizzi, “avere da una parte una capacità computazionale interna e dall’altra strumenti capaci di distinguere il vero e il verosimile dal falso è la sfida del futuro”.


