[ad_1] È chiaro che Super Mario per sua natura sia un film d'animazione che si rivolge come tutti in prima battuta a un pubblico al di sotto dei 15 anni e con un raffinato secondo livello di lettura a chi…
È chiaro che Super Mario per sua natura sia un film d’animazione che si rivolge come tutti in prima battuta a un pubblico al di sotto dei 15 anni e con un raffinato secondo livello di lettura a chi li accompagna e conosce benissimo il personaggio grazie ai videogiochi. Ma in Super Mario Galaxy – Il film di raffinatissimo non c’è veramente niente, in questa narrazione episodica l’unico secondo livello di lettura possibile è la quantità quasi infinita di riferimenti e accenni a elementi presi dai vari giochi. Citazioni che vanno dall’evidente fino al nascosto, dalle musiche più note fino ai personaggi meno fortunati o anche solo agli oggetti commercializzati dalla Nintendo negli anni ’80. Più che un film un museo della storia commerciale di Super Mario.
L’unico pregio è lo stesso del primo film, la grandissima tecnica, un lavoro di prim’ordine sulla consistenza, la superficie e i tessuti che unisce un design chiaramente pupazzoso a un realismo dei materiali impressionante. Ma così debole è la scrittura che nemmeno questa idea visiva è messa a frutto. Del resto i cartoni di Super Mario non devono inventare, anzi si può dire che questi siano gli unici cartoni in cui non esiste niente che sia inventato. Tutto è necessariamente l’assemblaggio di 40 anni di creazioni videoludiche e mondi tridimensionali. Non c’è personaggio, scenario o mossa che non sia stata inventata da Nintendo, i film non devono toccarle, non devono modificarle, devono solo adattarle.
Universal Pictures Italy
È una dinamica molto affascinante, perché porta a una ricchezza visiva che nessun altro cartone può permettersi. Nessuno può inventare così tanto per un film di 90 minuti, solo qualcuno che ha un magazzino gigantesco a cui attingere può proporre un universo che è già fatto. La decenza sarebbe almeno di assemblarlo bene, cioè creare una mitologia coerente che tenga tutto insieme, invece nemmeno quella è chiara. Se inizialmente la storia si tiene, quando il film scavalla la metà inizia a perdere controllo dei personaggi che compaiono attingendo ad altri giochi Nintendo (esigenza di marketing per testare possibili nuovi film), nuovi riferimenti a temi di videogiochi di Mario diversi (esigenza di rimanere fedeli a tutto), nuovi villain (esigenza di creare possibili nuovi oggetti di marketing) e nuovi posti che fanno intuire il funzionamento di quel mondo narrativo (esigenza di cominciare a espandere l’universo), in un continuo vomitare informazioni e riferimenti dentro il quale si perde il senso dell’avventura dei protagonisti.
Esattamente come la saga videoludica anche questa cinematografica sembra avviata alla più grande incoerenza. Ma se in fondo nei videogiochi è accettabile che ci siano continui cambi di mitologia e revisioni delle storie lungo 40 anni, è molto meno sensato che questo accada in un film solo. Quante origin story possono esserci, quante revisioni di poteri e cambi di tono, stile e natura dei personaggi sono accettabili? Quanti finali può avere un film prima che si dica “Basta!”?

